Gli spot Tv di Brambilla per l’Enci: 8500 euro al minuto per pubblicizzare l’Ente. Il teste sentito dai pm: “Una spesa insensata”

Nel suo programma Brambilla invitava ad adottare i cani, mentre Enci tutela gli interessi degli allevatori. Il teste: "Una spesa insensata"

Gli spot Tv di Brambilla per l’Enci: 8500 euro al minuto per pubblicizzare l’Ente. Il teste sentito dai pm: “Una spesa insensata”

Il tempo è denaro. E quello dell’onorevole Michela Vittoria Brambilla vale molto, moltissimo. Circa 8.500 euro al minuto, euro più, euro meno… Sessanta secondi scarsi, ovvero quelli che l’imprenditrice-politica-conduttrice dedicava all’Ente Nazionale cinofilo italiano (Enci), il suo ricco sponsor nel programma Dalla parte degli animali, finito ora al centro dell’inchiesta della Procura di Milano per false fatturazioni ed evasione Iva.

“Quella spesa era insensata”

Nelle carte della procura, che ipotizza un presunto sistema di fatture gonfiate e società di produzione considerate “schermo”, anche la testimonianza di un socio storico dell’Enci, alias “il ricco sponsor”, che davanti ai magistrati ha raccontato di essersi imbattuto, leggendo i bilanci, in una spesa che definisce senza mezzi termini “insensata”.

Il socio si chiama Gaetano Turrini e la sua deposizione fotografa una situazione sicuramente curiosa: nel 2021 l’Enci avrebbe stanziato 240mila euro per 28 rubriche pubblicitarie all’interno della trasmissione della Brambilla. Tradotto: circa 8.500 euro a rubrica. Peccato che, secondo il teste, lo spazio dedicato all’ente durasse “poco più di un minuto” a puntata.

Una pubblicitaria contraria agli interessi dell’Enci

Ora, in tempi di social e influencer, nessuno si scandalizza più davanti ai costi della pubblicità. Ma qui il problema non è quanto costi uno spot: è capire che cosa ci guadagni chi lo paga. Ed è proprio questo il punto sollevato da Turrini. Perché, sostiene, quella sponsorizzazione non solo sarebbe stata economicamente sproporzionata, ma addirittura contraria agli interessi dell’Ente cinofilo.

Il motivo è quasi comico nella sua evidenza: il messaggio dominante della trasmissione è “adotta, non comprare”, mentre l’Enci esiste per valorizzare gli allevamenti e i cani di razza. Un po’ come se il Consorzio del Prosciutto di Parma spendesse 8.500 euro al minuto per far dire alla propria testimonial: “mangiate il prosciutto che volete, anche cinese…!”.

Dagli spot della Brambilla nessun beneficio

Tanto è vero che secondo il teste quella montagna di soldi non avrebbe prodotto alcun beneficio concreto a Enci: né aumento delle nascite dei cuccioli, né crescita degli associati. Anzi, “abbiamo assistito a una progressiva riduzione”, ha spiegato agli inquirenti. E c’è un altro dettaglio che agli investigatori non è sfuggito: “Che io sappia, Enci sponsorizza soltanto la trasmissione ‘Dalla parte degli animali’”.

Un’esclusiva piuttosto singolare per un ente nazionale. E infatti la Procura ipotizza che il meccanismo delle sponsorizzazioni fosse in realtà il canale attraverso cui far transitare denaro verso la parlamentare. Secondo l’accusa, i soldi passavano attraverso tre società di produzione e una di queste, la Ddl Entertainment, sarebbe addirittura priva di vere strutture produttive e caratterizzata da una gestione definita “opaca”, annotano i magistrati.

Fatture false per un milione e mezzo di euro

Gli investigatori parlano di oltre un milione e mezzo di euro in fatture false. E sostengono che circa 900mila euro sarebbero stati incassati illecitamente dalla deputata tra il 2020 e il 2023.

L’inchiesta, spiegano i magistrati, nasce da un esposto raccolto dopo le presunte “confidenze” dell’allora presidente Enci, Espedito Massimo Muto (indagato), il quale avrebbe parlato di un accordo con Brambilla “volto a veicolare somme di denaro alla parlamentare”, anche tramite la sponsorizzazione televisiva.

C’è poi un ulteriore elemento che, secondo l’accusa, renderebbe il quadro sospetto: dal 2017, anno di nascita del programma, fino al 2020 Brambilla avrebbe condotto la trasmissione senza emettere fatture né percepire compensi. I pagamenti sarebbero comparsi soltanto dopo l’ingresso dell’Enci come sponsor.

La difesa dell’onorevole Brambilla respinge ogni addebito. L’avvocato Mario Zanchetti sostiene che le fatture riguardano “prestazioni esistenti” e che i compensi percepiti dalla parlamentare sono regolarmente pubblici, essendo Brambilla una deputata.

Resta però quella domanda semplice che aleggia sopra tutta la vicenda: perché un ente che tutela gli allevatori dovrebbe spendere centinaia di migliaia di euro per sponsorizzare una trasmissione che invita ad adottare i cani invece di comprarli? Marketing illuminato? Oppure, come sospettano i magistrati, c’era qualcos’altro sotto, che con l’amore per gli animali c’entra ben poco…?