Gli Stati Uniti abbordano una nave cargo iraniana, Trump sfida l’Iran e mette a rischio i negoziati

Gli Stati Uniti abbordano una nave cargo iraniana, scatenando la furia dei Pasdaran. La sfida di Trump all’Iran mette a rischio i negoziati.

Gli Stati Uniti abbordano una nave cargo iraniana, Trump sfida l’Iran e mette a rischio i negoziati

Malgrado il cessate il fuoco sia in scadenza il 22 aprile, non c’è ancora una data certa per il secondo round negoziale tra Iran e Stati Uniti. Anzi, di ora in ora, l’atteso faccia a faccia che dovrebbe tenersi a Islamabad, in Pakistan, sembra allontanarsi, dopo che gli Stati Uniti hanno aperto il fuoco e poi abbordato una nave cargo iraniana nel Golfo dell’Oman. Un’azione, figlia del blocco dello Stretto di Hormuz da parte di Donald Trump, che fa salire la tensione alle stelle, con Teheran che promette una dura rappresaglia e che, almeno per il momento, fa sapere di non essere interessata a riprendere i negoziati.

Muro contro muro tra Stati Uniti e Iran

Quel che è certo è che, nel momento in cui si decide il destino del round negoziale, l’operazione americana non fa che esacerbare gli animi. Del resto, l’accordo di cessate il fuoco doveva servire anche a riaprire il piccolo lembo di mare da cui passa oltre il 30% del petrolio mondiale, con i Pasdaran che avevano accettato di garantire la libera navigazione, mentre Trump, a sorpresa, aveva deciso di confermare il blocco navale, probabilmente convinto di poter forzare il regime degli ayatollah a piegarsi e accettare un accordo di pace.

Peccato che l’Iran non abbia seguito questa linea, decidendo di richiudere lo Stretto. Ed è proprio da questo muro contro muro che sarebbe avvenuto l’abbordaggio, che rischia di far saltare il banco.

Negoziati a rischio

Ieri a tarda notte, il tycoon ha scritto sul social Truth che “il cacciatorpediniere lanciamissili USS Spruance ha intercettato la nave Touska nel Golfo dell’Oman e l’ha avvertita di fermarsi. L’equipaggio iraniano si è rifiutato di obbedire, così l’abbiamo fermata colpendo la sala macchine. Ora ne abbiamo la custodia”. Episodio confermato dal Pentagono e poi anche dallo Stato Maggiore iraniano, che ha tuonato: “Le forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran reagiranno presto e adotteranno misure di rappresaglia contro questo atto di pirateria armata e contro l’esercito americano”, che, secondo loro, costituisce una “violazione dell’accordo di cessate il fuoco”.

Com’è facilmente intuibile, questo episodio, unito alle continue minacce di Trump, sembra allontanare la possibilità di tornare al tavolo negoziale. Lo sa bene il tycoon, che ha inviato la delegazione guidata da J. D. Vance a Islamabad, avvertendo che la pace si raggiungerà “in un modo o nell’altro”, dicendosi pronto a “far saltare in aria” il Paese se le sue proposte di pace venissero bocciate.

Di tutta risposta, i Pasdaran hanno fatto sapere che “non ci sarà alcun negoziato se gli americani manterranno il blocco navale” sui porti iraniani, sottolineando anche che a rendere difficili le trattative ci sono le richieste “irragionevoli” dell’amministrazione americana. Tuttavia, secondo Axios, a rendere ancora più improbabile il ritorno ai negoziati ci sarebbe il sospetto del regime di Mojtaba Khamenei che le dichiarazioni di Trump su un possibile accordo possano essere una copertura per un attacco a sorpresa da parte degli Stati Uniti, come già accaduto durante la guerra dei dodici giorni dello scorso giugno.