“La tregua in Libano è saltata”. Dopo neanche 24 ore dall’intesa, Netanyahu rinnega l’accordo e rilancia l’offensiva contro Hezbollah

“La tregua in Libano è saltata”. Dopo neanche 24 ore dall'intesa, Netanyahu rinnega l'accordo e rilancia l'offensiva contro Hezbollah

“La tregua in Libano è saltata”. Dopo neanche 24 ore dall’intesa, Netanyahu rinnega l’accordo e rilancia l’offensiva contro Hezbollah

Se qualcuno pensava che il prolungamento del cessate il fuoco tra Israele e Libano, raggiunto a Washington, fosse qualcosa di serio e destinato a durare, probabilmente sarà rimasto deluso nello scoprire che, dopo nemmeno 24 ore, la tregua è già saltata. Purtroppo non si tratta della constatazione che i combattimenti, come già avvenuto durante il precedente cessate il fuoco, siano continuati come se nulla fosse, bensì della presa d’atto delle parole di Benjamin Netanyahu. Il primo ministro israeliano, che ieri non ha fermato i raid probabilmente per spingere Hezbollah a rifiutare l’intesa, al termine del consiglio di gabinetto ha dichiarato che “il governo israeliano non voterà l’accordo sul cessate il fuoco in Libano se Hezbollah non accetterà la tregua”.

Una presa di posizione che, come spiegano i media israeliani, è arrivata a seguito delle forti proteste di numerosi ministri, tra cui Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, che criticavano la presunta debolezza dell’intesa raggiunta a Washington. Rimostranze sfociate in un acceso dibattito in seno al consiglio di gabinetto israeliano, che hanno spinto Netanyahu a replicare che “al momento non esiste alcun accordo”, dato che le milizie sciite non hanno accettato i termini del cessate il fuoco e che, per questo motivo, non vi è “alcuna necessità di mettere ai voti” l’intesa. Stando a quanto si apprende, il governo israeliano si sarebbe detto pronto a rivedere questa decisione nel caso in cui Hezbollah desse il proprio benestare alla tregua.

La trattativa per la tregua è sempre più difficile

Difficile che questa eventualità si concretizzi, visto che sul Libano continuano a piovere bombe, causando ulteriori morti e feriti che non fanno altro che esacerbare gli animi. Per non parlare del fatto che il movimento terroristico libanese non è stato nemmeno invitato al tavolo negoziale e che, da tempo, chiede, come condizione per arrivare a un’intesa, che Israele cessi i raid e ritiri le proprie truppe. Insomma, una contrapposizione che, almeno per il momento, rende impossibile arrivare a una vera tregua. Del resto, la proposta siglata dal governo del Libano e da Netanyahu, con la mediazione di Donald Trump, aveva subito suscitato le perplessità di Hezbollah.

Il leader del movimento filoiraniano, Naim Qassem, quando ancora stava valutando la bozza, aveva dichiarato che l’accordo rappresentava “una capitolazione e una sconfitta”, arrivando a chiedere a Israele e agli Stati Uniti di “porre fine alla farsa e all’umiliazione dei negoziati”. Secondo Qassem: “Questa dichiarazione è una tabella di marcia per l’annientamento di una parte del popolo libanese e la sottomissione del resto. Porre la questione della sicurezza sotto lo slogan di un falso cessate il fuoco, interpretato come un obbligo per Hezbollah di cessare gli spari e per i combattenti della resistenza di lasciare il sud, mentre l’aggressione continua sotto pressione militare, significa resa, sconfitta e realizzazione degli obiettivi del nemico”.

Da Gaza alla Cisgiordania, il Medio Oriente torna a bruciare

Di fronte a questa situazione di stallo, sul fronte si continua a combattere. Nelle ultime 24 ore, i raid dell’IDF hanno causato almeno 12 vittime e decine di feriti. Secondo l’agenzia libanese Nna, sette persone sono state uccise nella città costiera di Tiro, cinque a Jwaya, una a Kfardunin e una a Burj Qalawiye. L’esercito israeliano, in una nota, ha reso noto di aver eliminato “Abd Harb, comandante di un’unità di ingegneria di Hezbollah” che assemblava e ordigni esplosivi destinati a colpire le forze israeliane impegnate in Libano. A questi attacchi hanno risposto i miliziani filoiraniani, conducendo operazioni contro le truppe israeliane schierate nei pressi del fiume Litani.

Ma non è tutto. Mentre il fronte con il Libano continua a infiammarsi, cresce la tensione anche in Palestina. A Khan Younis, nel sud della Striscia, una diciottenne palestinese è rimasta uccisa in un raid dell’IDF, che ha provocato anche il ferimento di altre 15 persone. Drammatica la situazione in Cisgiordania dove, secondo Haaretz, un minorenne, intendo a lanciare oggetti verso le truppe israeliane, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dai militari di Tel Aviv. Raid israeliani hanno interessato anche il nord della Striscia di Gaza dove, secondo l’IDF, sarebbero stati uccisi quattro comandanti di Hamas, tra cui Hassan Rabah Hassan Labad, ritenuto una “figura centrale nel processo decisionale di Hamas”.