Con l’attenzione del mondo concentrata sulla fragile tregua tra Stati Uniti, Israele e Iran, in scadenza proprio oggi, ma che si spera venga rinnovata, quasi nessuno sembra ricordare che in Medio Oriente sono ancora numerosi i focolai di crisi. Dal Libano a Gaza e alla Cisgiordania, malgrado anche in questi territori sia formalmente in vigore un cessate il fuoco con Israele, si continua a combattere, seppur a bassa intensità, e si ripetono violenze inaudite.
Il Libano continua a bruciare
La situazione più evidente è quella del Libano. È vero che proseguono le trattative di pace tra la delegazione israeliana guidata da Benjamin Netanyahu e quella del governo di Beirut, ma, di pari passo, si susseguono quotidianamente attacchi e contrattacchi tra le forze armate israeliane (Idf) e i miliziani di Hezbollah. Operazioni che l’esecutivo di Tel Aviv rivendica, sostenendo che non rientrino né nella tregua con l’esercito regolare libanese né nel cessate il fuoco in vigore con l’Iran.
Gli ayatollah, però, la pensano diversamente: hanno infatti posto lo stop ai combattimenti in Libano come condizione sine qua non per i negoziati di pace con gli Usa, spingendo Donald Trump a chiedere più volte, finora invano, a Netanyahu di fermare le ostilità.
Così, nel silenzio dell’Occidente e dei media, nel sud del Paese proseguono gli attacchi dell’Idf, che anche ieri ha continuato a demolire edifici residenziali e infrastrutture, con il dichiarato intento di ampliare la fascia di sicurezza a protezione di Israele dalle incursioni di Hezbollah. Secondo quanto denuncia il quotidiano libanese L’Orient-Le Jour, elencando le numerose violazioni del cessate il fuoco registrate soltanto ieri da parte dell’Idf, “l’esercito israeliano sta portando avanti la stessa strategia impiegata nella Striscia di Gaza, che consiste nel distruggere tutte le infrastrutture pubbliche e private nei villaggi occupati per impedire un ritorno a lungo termine della popolazione”.
Del resto, da Tel Aviv non fanno nulla per negare la situazione. Anzi, il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito che “l’obiettivo strategico della campagna in Libano è il disarmo di Hezbollah (…) attraverso una combinazione di misure militari e diplomatiche”, arrivando a gettare ulteriore benzina sul fuoco e minacciando di morte il leader di Hezbollah, Naim Qassem, che prima o poi “pagherà con la morte” i crimini commessi contro Israele.
Gaza e Cisgiordania, le crisi dimenticate
Ma se in Libano la situazione è grave, a Gaza e in Cisgiordania non va affatto meglio. Si tratta di due fronti di guerra dimenticati, dove, pur in presenza di una tregua che va avanti da mesi, anche se solo formalmente, si continua a morire.
Secondo la protezione civile della Striscia, nell’ennesimo attacco israeliano contro Hamas sono state uccise tre persone, mentre i feriti sarebbero decine. Drammatica anche la situazione in Cisgiordania, dove più che i raid militari a pesare sono le azioni dei coloni israeliani.
Soltanto ieri, a Hebron, un sedicenne ha perso la vita dopo essere stato investito da un colono, mentre a Ramallah i morti sono stati due, tra cui un tredicenne, colpiti da alcuni spari durante un assalto da parte di coloni israeliani.
Una Cisgiordania dove, secondo un rapporto shock condotto da esperti di diritti umani e giuristi del West Bank Protection Consortium e pubblicato dal Guardian, i coloni si starebbero macchiando anche di abusi disumani nei confronti dei palestinesi per cacciarli dai loro territori. Nelle pagine del rapporto, basato su numerose testimonianze dirette, si legge che i coloni israeliani utilizzano sistematicamente “la violenza di genere, le aggressioni e le molestie sessuali” contro i civili palestinesi.
Dai numerosi episodi documentati emergono “aggressioni, nudità forzata, perquisizioni corporali invasive e dolorose, israeliani che mostrano i propri genitali anche a minori e minacce di violenza sessuale”.
Così, conclude il rapporto, chiedendo alla comunità internazionale di intervenire, “la violenza sessuale viene utilizzata sistematicamente per fare pressione sulle comunità, influenzare le decisioni relative al rimanere o all’abbandonare le proprie case”, con l’aggravante che “gli abusi avvengono alla presenza delle forze israeliane, che non intervengono per fermarli né per condurre successivamente indagini”. Una situazione terrificante che, incredibilmente, trova poco spazio nei media e nel dibattito politico occidentale.