Gli ayatollah fanno saltare il vertice di Islamabad e rifilano un ceffone a Trump, costretto a rimangiarsi tutte le sue promesse e prolungare la tregua

Gli ayatollah fanno saltare il vertice di Islamabad e rifilano un ceffone a Trump e lo costringono a rimangiarsi tutte le minacce

Gli ayatollah fanno saltare il vertice di Islamabad e rifilano un ceffone a Trump, costretto a rimangiarsi tutte le sue promesse e prolungare la tregua

Saltati i negoziati previsti per oggi a Islamabad e con la contemporanea fine dell’accordo di cessate il fuoco, tutti si aspettavano la ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran. Questo perché da giorni Donald Trump era stato molto perentorio nell’affermare che non avrebbe mai concesso un prolungamento della tregua e che, allo scadere del cessate il fuoco, sarebbero piovute “molte bombe”.

Eppure le cose non sono andate affatto così. Anzi, dopo che il regime di Mojtaba Khamenei gli ha rifilato un ceffone diplomatico facendo saltare il vertice in Pakistan e affermando che l’Iran non avrebbe preso parte agli incontri, Trump non ha lanciato l’operazione militare promessa ma, incredibilmente, si è rimangiato le sue stesse parole annunciando la decisione di prolungare il cessate il fuoco.

Teheran rifiuta di partecipare al vertice di Islamabad e rifila un ceffone a Trump

Ad annunciare il rinnovo della tregua è stato lo stesso presidente americano che, in tarda notte, nel tentativo di giustificare una giravolta che ha del grottesco, ha scritto: “Considerata la grave spaccatura che sta colpendo il governo iraniano, cosa peraltro prevedibile, e su richiesta del feldmaresciallo Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, ci è stato chiesto di sospendere l’attacco all’Iran fino a quando i suoi leader e rappresentanti non presenteranno una proposta unitaria”.
“Ho quindi ordinato alle nostre Forze Armate di continuare il blocco e, per il resto, di rimanere pronte e operative; di conseguenza, estenderò il cessate il fuoco fino a quando non verrà presentata la loro proposta e non si concluderanno i negoziati, in un modo o nell’altro”, ha concluso.

Dichiarazioni che, come fanno notare molti analisti, appaiono maldestre e dimostrano come il tycoon sia in difficoltà, desideroso di uscire da un conflitto dai costi insostenibili e che egli stesso, complice anche la scelta di seguire Benjamin Netanyahu in questa campagna militare, ha contribuito a causare.

Trump in tilt si rimangia l’ultimatum e l’Iran lo umilia nuovamente

Che quanto accaduto sia il segno dell’estrema debolezza degli Stati Uniti lo si capisce anche dalla risposta di Teheran. Dopo l’annuncio del prolungamento della tregua da parte di Trump, l’ambasciatore iraniano all’ONU, Amir-Saeid Iravani, ha preso la parola mettendo nuovamente in difficoltà il presidente americano.

“Gli Stati Uniti devono cessare la loro violazione del cessate il fuoco”, causata dal blocco navale istituito nel Golfo, e “non appena lo avranno revocato”, allora “l’Iran sarà disponibile per un nuovo ciclo di negoziati a Islamabad”.

Iravani ha concluso il suo intervento dichiarando che “l’Iran è pronto a qualsiasi scenario. Non siamo stati noi a iniziare l’aggressione militare. Se cercano una soluzione politica, siamo pronti. Se cercano la guerra, l’Iran è pronto anche a quella”.