L’Ucraina come randello. Il 6 maggio, su Rete 4, Roberto Vannacci e Carlo Calenda si sono seduti uno di fronte all’altro per parlare dell’Ucraina. Hanno parlato di loro stessi. Vannacci ha detto che l’Unione europea ha “regalato 90 miliardi” all’Ucraina, sottraendoli agli ospedali italiani. Calenda ha risposto che è un prestito garantito dagli asset russi congelati. Poi si sono accusati di mentire.
Pagella Politica ha ricostruito la vicenda. Il quadro è più scomodo di quanto entrambi vogliano ammettere.
Vannacci contro Calenda: scontro sull’Ucraina
Il 23 aprile 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha adottato l’atto finale per il prestito da 90 miliardi all’Ucraina. La decisione era stata approvata dal Consiglio europeo il 18 dicembre 2025, bloccata dal veto di Viktor Orbán e sbloccata dopo la vittoria di Péter Magyar il 12 aprile, che ha chiuso sedici anni di governo orbaniano. I 90 miliardi sono un prestito emesso sui mercati tramite debito comune europeo: 30 miliardi al bilancio ucraino, 60 alla difesa. Il servizio del debito lo copre il bilancio europeo: un miliardo per il 2027, tre all’anno dal 2028. Su questo Calenda ha ragione. Solo che poi esagera.
Il rimborso è legato alle riparazioni che la Russia dovrà corrispondere all’Ucraina. Finché non paga, Kiev non restituisce nulla. I 210 miliardi di asset russi congelati sono una garanzia possibile, non automatica. Lo ribadisce Pagella Politica: l’utilizzo degli asset è un’ipotesi. Vannacci non sbaglia quando dice che il rimborso è incerto. Sbaglia a chiamarlo regalo: il costo reale oggi è il servizio del debito.
Vannacci semplifica per eccesso, Calenda per difetto. Entrambi usano i numeri come clava.
Il cortile
Sui tecnicismi del Regolamento europeo la questione è aperta. La cosa interessante è perché abbiano scelto di litigare su questo, in questo modo.
Vannacci è europarlamentare e fondatore di Futuro Nazionale, partito lanciato il 3 febbraio 2026 dopo aver abbandonato la Lega. Si rivolge a chi percepisce i soldi europei per Kiev come soldi sottratti agli italiani. L’argomento dei “13 miliardi sottratti agli ospedali” è un’emozione impacchettata in un numero. Chi controlla che gli ospedali siano sottofinanziati per il prestito all’Ucraina e non per trent’anni di tagli?
Calenda è senatore e segretario di Azione. Il sostegno a Kiev è per lui un marcatore identitario, una separazione dal “populismo” di destra e di sinistra. Quando corregge Vannacci, lo fa per costruire la scena del “serio contro il demagogo”, non per precisione tecnica. Solo che la sua versione presenta come certa una garanzia che il regolamento descrive come eventuale. Il risultato è che due politici hanno discusso di una guerra usando i morti ucraini come sfondo per una lite di cortile.
Gli ucraini
L’Ucraina è un paese sotto attacco dal febbraio 2022, con infrastrutture distrutte e civili sfollati. I 90 miliardi serviranno anche a pagare stipendi di insegnanti e medici in un paese il cui bilancio è tenuto in piedi dagli alleati perché la guerra assorbe risorse che in tempo di pace andrebbero ai servizi. Discutere se siano un “regalo” o un “prestito” senza menzionare a cosa servano è espungere gli ucraini dalla conversazione. Ridurli a occasione contabile.
Vannacci li espunge per ideologia: confini e interessi nazionali. Nessuna solidarietà transnazionale. Calenda li espunge per eccesso di tecnicità: talmente concentrato a smontare l’avversario che il paese aggredito diventa il pretesto, non il soggetto. Entrambi parlano come se lì non ci fosse nessuno. Quando la guerra viene presentata solo come un costo, qualcuno inizia a chiedersi se valga la pena pagarlo. La risposta che forniscono è la stessa: dipende da quanto ci costa. Gli ucraini muoiono. Ma quello, in fondo, è affare loro.