Non c’è pace per la Biennale, dopo le polemiche sugli artisti russi parte lo sciopero contro Israele e il genocidio a Gaza

Mobilitazione contro Israele: bloccati una ventina di Padiglioni della Biennale. L'ambasciatore: "Le proteste non aiuteranno la Palestina"

Non c’è pace per la Biennale, dopo le polemiche sugli artisti russi parte lo sciopero contro Israele e il genocidio a Gaza

“No padiglione genocidio, sì ai diritti delle artworkers”. È lo striscione che ieri pomeriggio a Venezia ha aperto il corteo contro la partecipazione di Israele alla Biennale. Una manifestazione promossa dal collettivo Art Not Genocide Alliance (Anga), che ha visto mobilitate alcune centinaia di attivisti che hanno sfilato fino all’Arsenale, dove si trova il Padiglione israeliano.

Il corteo, hanno spiegato gli organizzatori, era “contro il genocidio e la militarizzazione dell’economia, per i diritti di lavoratrici e lavoratori e in solidarietà con gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago e Saif, detenuti ora in Israele”.

Lo sciopero “anti-Israele” blocca una ventina di Padiglioni

Ma l’impatto maggiore è arrivato dalla chiusura “anti Israele” di una ventina di padiglioni, tra i Giardini e l’Arsenale. A serrare gli ingressi quelli di: Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e Arti Applicate.

“Decine di padiglioni ed esposizioni rimangono chiusi per lo sciopero di lavoratrici e lavoratori della cultura contro la presenza del Padiglione israeliano e il genocidio ancora in corso in Palestina”, annunciava a metà pomeriggio il canale Telegram Global Project, che sottolineava anche come si trattasse di una mobilitazione “senza precedenti”.

L’ambasciatore israeliano Paled: “Queste manifestazioni non aiuteranno il popolo palestinese”

Le proteste non hanno comunque impedito l’inaugurazione del blindatissimo padiglione di Tel Aviv, alla presenza dell’ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Paled e dell’artista Belu Simion Fainaru. “Siamo qui per costruire ponti non per fare discussioni o conflitti. Siamo qui per esprimere il nostro desiderio di coesistenza e di accettazione tra le persone e tra i popoli”, ha detto Peled.

“Da qui arriva un messaggio: il popolo ebraico e Israele sono una parte integrante delle nazioni dei popoli e mostrano la loro cultura e la loro arte per tutti”, ha continuato il diplomatico, che parlando con i giornalisti ha aggiunto: “Credo che queste manifestazioni non aiuteranno il popolo palestinese. Sono principalmente contro Israele che è un paese democratico, dove si può criticare, anche gli israeliani criticano il loro governo come in Italia”.

“Israele ha il diritto di esistere, di esprimersi è di essere qui in Italia, a Venezia con tutti i popoli e tutti i paesi – ha concluso l’ambasciatore – Continueremo a lottare per la nostra indipendenza, per la nostra libertà e per la nostra sicurezza e magari per arrivare un giorno anche alla pace con i nostri vicini”. Infine Peled ha ringraziato il presidente Buttafuoco, “per aver lottato per una libera partecipazione per tutti”.

“Qui tutti i paesi devono avere libertà di espressione” dice l’artista israeliano Fainaru

“La Biennale non può essere un’arena per battaglie politiche, per discriminazioni razziali o ideologiche, né per Israele né per nessun altro paese. Qui tutti i paesi devono avere libertà di espressione, perché Venezia è una città del dialogo”, ha detto invece Fainaru, “Io come artista difendo la libertà di parola per ogni essere umano. Il passaporto non può essere utilizzato per discriminazioni di nessun tipo”. Qui, ha aggiunto “possono e devono stare insieme in pace tutti i popoli”.

Due settimane fa lo stesso Fainaru aveva inviato una diffida formale per “discriminazione razziale” e “antisemitismo” alla Biennale, minacciando un ricorso fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti della giuria internazionale che aveva deciso di escludere gli artisti russi e israeliani dall’assegnazione dei Leoni d’oro e d’argento, perché i loro rispettivi governi sono sotto processo davanti alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità.

Una decisione che aveva portato alle clamorose dimissioni della giuria. “È stata una vittoria della libertà di espressione”, ha commentato l’artista.

Salvini arriva in Laguna ringrazia Buttafuoco e attacca l’Unione Europea

Ma ieri ha fatto la sua comparsa anche Matteo Salvini, giunto in Laguna “per mettere il mio mattoncino per porre fine a polemiche che non dovrebbero coinvolgere una realtà straordinaria come la Fondazione Biennale”. E, proprio per calmare gli animi, il vicepremier, dopo aver dato ragione a Buttafuoco, ha bollato come “volgare” il ritiro dei fondi europei alla Biennale per la presenza del Padiglione russo. “È come dire ‘non fai quello che ti dico’ allora ‘ti tolgo i soldi’, come i bambini che perdono sul campo di pallone e vanno via col pallone. Possiamo fare a meno dei loro 2 milioni di euro”.