Altro che missione del disgelo: muro contro muro tra Rubio e Meloni

Quella del segretario di Stato americano Rubio a Roma doveva essere la missione del disgelo col governo di Roma. Ne ha sancito la rottura

Altro che missione del disgelo: muro contro muro tra Rubio e Meloni

Quella del segretario di Stato americano Marco Rubio a Roma doveva essere la missione del disgelo col governo di Roma (oltre che col Vaticano), quella che doveva appianare e ricucire. Ma è stata la missione che ha sancito definitivamente, al di là delle frasi di circostanza, la distanza che ora corre tra gli Stati Uniti e l’Italia. E che sancisce definitivamente il fallimento della scommessa fatta da Giorgia Meloni in politica estera. Ovvero la scommessa di una premier che sulla fedeltà a Donald Trump aveva giocato tutta la sua credibilità internazionale. Trump ha scaricato Meloni e Meloni ne ha preso atto. La missione di Rubio lo ha confermato.

Altro che missione del disgelo. Muro contro muro tra Rubio e Meloni

Tanto Rubio quanto Meloni nel colloquio avuto a Palazzo Chigi sono rimasti fermi sulle loro posizioni. Il 17 aprile Trump ha dichiarato: “L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro”. Dopo le critiche dirette alla premier, il presidente americano si era scagliato col nostro Paese per non aver concesso l’uso della base di Sigonella ai bombardieri americani. Il caso era scoppiato lo scorso 31 marzo ma sembrava risolto, con il Pentagono che aveva chiarito che l’Italia rispetta i trattati e “fornisce attualmente sostegno garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo alle forze statunitensi”.

La ferita di Sigonella

Ma per The Donald la ‘ferita’ non si era probabilmente mai chiusa. Così, fra i ripetuti attacchi che da giorni riservava alla premier, aveva riacceso l’attenzione su quanto accaduto su Sigonella. “L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro”, ha scritto sul suo social Truth, allegando un articolo del Guardian datato proprio 31 marzo dal titolo “L’Italia nega l’uso della base in Sicilia agli aerei americani che trasportano armi per la guerra in Iran”.

Il nodo delle basi

Ieri Rubio ha spiegato di non aver discusso del ritiro delle truppe statunitensi dall’Italia con la prima ministra e che la decisione spetta a Trump. Ma ha aggiunto un però. “Il fatto è, l’ho detto pubblicamente e l’ho ripetuto più volte, che sono sempre stato un convinto sostenitore della Nato durante tutta la mia carriera al Senato e lo sono tuttora. E uno dei vantaggi di far parte della Nato è che ci permette di avere forze schierate in Europa e basi che ci consentono una capacità logistica di proiezione di potenza in caso di emergenza. Ma ci siamo trovati di fronte a un’emergenza, e alcuni Paesi europei, come la Spagna ad esempio, ci hanno negato l’uso di quelle basi per un’emergenza molto importante che, in un certo senso, ha effettivamente ostacolato la missione, non gravemente, ma ha avuto un costo e, di fatto, ha persino creato alcuni pericoli inutili”, ha spiegato.

“Quindi, se uno dei motivi principali per cui gli Stati Uniti fanno parte della Nato è la possibilità di schierare forze in Europa che potremmo poi impiegare in altre situazioni di emergenza, e ora questo non è più possibile, almeno per quanto riguarda alcuni membri della Nato, questo è un problema e deve essere esaminato”. Rubio ha poi detto che “l’Italia può fare qualcosa in più nel dare un contributo per risolvere la situazione del Libano”. Insomma gli Usa non indietreggiano.

Meloni prende atto della distanza con gli Usa

Meloni non può che prenderne atto. “Entrambi”, Italia e Stati Uniti, “comprendiamo quanto sia importante il rapporto transatlantico, ma entrambi allo stesso modo comprendiamo quanto sia necessario per ciascuno difendere i propri interessi nazionali, quindi l’Italia difende i propri interessi nazionali esattamente come fanno gli Stati Uniti ed è bene che insomma su questo ci si trovi d’accordo”, ha dichiarato Meloni, a margine di un’iniziativa di Confagricoltura più tardi a Milano, commentando “l’incontro molto ampio, molto costruttivo” avuto con Rubio e soprattutto “franco”.

A poco ha potuto giovare il contributo di Tajani che ha avuto modo di incontrare anche lui Rubio. “Sono convinto che l’Europa ha bisogno dell’America, l’Italia ha bisogno dell’America, ma anche gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa e dell’Italia. Queste sono le relazioni transatlantiche, l’unità dell’Occidente è fondamentale”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ma la musica ormai è cambiata. Anche Tajani se ne farà una ragione.