Si è dovuto incatenare al suo banco alla Camera e trasformare lo sciopero della fame giunto al 12° giorno in sciopero della sete, Roberto Giachetti, per rompere lo stallo sulla Vigilanza Rai, l’organo di vigilanza sul Servizio pubblico che da inizio legislatura è paralizzato per volontà della maggioranza.
“Mi autosequestro nella casa della democrazia”, aveva annunciato ieri in mattinata, aggiungendo che non avrebbe “abbandonato questo luogo finché non ci fosse stato un pubblico impegno da parte della maggioranza di garantire il numero legale nella prossima convocazione della Commissione Vigilanza”.
La chiamata di Meloni a Giachetti
Un invito raccolto ieri sera da Giorgia Meloni, che lo ha chiamato per convincerlo a desistere, anche in considerazione dell’ok della maggioranza a non far mancare il numero legale alla prossima seduta della commissione.
“Ringrazio anche la presidente del Consiglio che oggi (ieri, ndr) mi ha chiamato, alla quale ho spiegato le mie ragioni, che credo abbia compreso e che abbia facilitato una presa di posizione della maggioranza”, ha commentato il deputato di Italia Viva, “Era preoccupata, come tutti gli altri, della mia salute”, ha aggiunto.
“La mia originaria iniziativa non violenta”, ha aggiunto Giachetti, “prevedeva tre punti: lo sblocco della Vigilanza, la nomina del presidente della Rai e la ripresa del dibattito in commissione ottava al Senato sulla governance della Rai. Su questo credo che sia stato fatto un altro passo avanti, perché ho visto che il Mef ha dichiarato di essere disponibile. Credo che Giorgetti nelle prossime settimane sarà ascoltato”.
La maggioranza: “Non condividiamo, ma saremo in vigilanza”
Lo sblocco era arrivato nel tardo pomeriggio, quando la maggioranza aveva comunicato che, “pur non condividiamo le motivazioni che hanno spinto Giachetti a intraprendere questa forma”, si erano detti “disponibili a garantire il numero legale nella prossima seduta della Commissione di Vigilanza Rai”.
Palla presa al balzo dalla presidente della Vigilanza, Barbara Floridia, che ha convocato la commissione per il prossimo mercoledì 27 Maggio. “L’auspicio è che l’apertura della maggioranza a riaprire i lavori non sia limitato solo alla prossima seduta, ma che si possa ripartire con le attività ordinarie”, ha commentato. È opportuno evidenziare che l’ordine del giorno non lo decide di certo Antonio Tajani”.
E Tajani resta solo a fare il duro…
Il riferimento al vicepremier si spiega con l’intervento di quest’ultimo nel primo pomeriggio: mentre al fianco di Giachetti si schieravano tutta l’opposizione, parte del Cda Rai, i sindacati ecc…, Tajani da Macerata dichiarava: “Non accettiamo imposizioni”, in vigilanza “la maggioranza è impedita dall’opposizione nell’elezione del presidente (la candidata della destra è Simona Agnes, ndr)”.
“È ovvio che la maggioranza non può accettare un’imposizione da parte dell’opposizione”, aveva concluso. Una posizione “dura” dalla quale il resto della maggioranza di governo ha preso le distanze, solo pochi minuti dopo. Forse non l’avevano avvertito. Ennesimo esempio di una maggioranza ormai divisa su tutto.