Ebola, l’Oms dichiara l’emergenza sanitaria internazionale: ceppo Bundibugyo senza vaccino

Ebola, otto casi confermati e 88 morti sospetti, zero vaccino: l'Oms alza il suo allarme più alto mentre i fondi globali restano tagliati

Ebola, l’Oms dichiara l’emergenza sanitaria internazionale: ceppo Bundibugyo senza vaccino

L’hantavirus fa notizia da una settimana, con i suoi titoli a effetto e i suoi morti raccontati come una curiosità americana. Domenica 17 maggio l’Organizzazione mondiale della sanità ha alzato l’allarme più alto che ha a disposizione, e non riguardava l’hantavirus.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, ha dichiarato l’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo e Uganda «emergenza sanitaria di rilevanza internazionale» (Pheic, nella sigla inglese del Regolamento sanitario internazionale del 2005). È il livello massimo che l’Oms può attivare prima della classificazione di emergenza pandemica, che per ora resta esclusa. A causarla è il virus Bundibugyo, un ceppo di Ebola raro: due soli focolai documentati prima di questo, in Uganda nel 2007 e a Isiro, in Congo, nel 2012. Per il Bundibugyo, a differenza del ceppo Zaire, mancano vaccini e terapie approvate.

I numeri ufficiali dicono già abbastanza. Al 16 maggio l’Oms conta otto casi confermati in laboratorio, 246 sospetti e 80 decessi sospetti nella provincia di Ituri, Congo orientale, distribuiti su almeno tre zone sanitarie: Bunia, Rwampara, Mongbwalu. L’Africa Cdc il 17 maggio porta i sospetti a 336 e i morti a 87. L’agenzia France-Presse, citata da diverse testate, parla di 88 decessi al momento della dichiarazione. Due casi confermati, uno mortale, sono comparsi a Kampalail 15 e il 16 maggio, in persone arrivate dal Congo. Un altro caso confermato è a Kinshasa, capitale a mille chilometri dall’epicentro.

Quel che l’Oms dice senza dirlo

Il primo caso sospetto noto è un uomo di 59 anni: sintomi il 24 aprile, morto in ospedale a Ituri il 27. Le autorità sanitarie sono state allertate via social media il 5 maggio, quando i decessi registrati erano già cinquanta. L’epidemia correva da settimane prima che qualcuno la guardasse. L’Oms scrive che l’alto tasso di positività dei primi campioni, otto su tredici, indica «un’epidemia potenzialmente molto più ampia di quella attualmente rilevata». Tradotto: i numeri ufficiali sono il pavimento, non il soffitto.

E qui finisce la cronaca e comincia la domanda politica. Una Pheic serve a far muovere donatori e governi. La risposta alle ultime dichiarazioni di questo tipo è stata fiacca: quando nel 2024 l’Oms dichiarò emergenza globale il mpox in Africa, gli esperti notarono che servì a poco per portare test e vaccini dove servivano.

Chi paga, e chi ha smesso di pagare

Il contesto in cui arriva questo allarme è un’OMS in crisi di bilancio. Al World Health Summit di Berlino dell’ottobre 2025 si è messo a verbale che all’agenzia mancano quasi 1,9 miliardi di dollari su un budget previsto di 4,2 miliardi per il biennio 2026-27: il 45 per cento delle risorse necessarie. Il buco è figlio del ritiro statunitense deciso dall’amministrazione Trump, che ha azzerato i finanziamenti diretti e smantellato Usaid, l’agenzia federale per la cooperazione: 86 per cento dei programmi terminati secondo la testimonianza di Atul Gawande, ex responsabile salute globale dell’agenzia, davanti alla commissione Esteri del Senato.

L’Oms riferisce un calo del 40 per cento dei fondi per le emergenze rispetto al 2024. Oltre 5.600 strutture sanitarie in contesti umanitari hanno ridotto i servizi, più di 2.000 li hanno sospesi del tutto. Cinquantatré milioni di persone hanno perso accesso a cure essenziali. Ituri, dove l’Ebola corre adesso, è una delle aree più povere e meno coperte del pianeta, dentro un conflitto che dura da anni. Médecins Sans Frontières si prepara a rafforzare la risposta lì e parla di numeri e tempi «estremamente preoccupanti».

Il virus Bundibugyo ha una letalità stimata fra il 25 e il 40 per cento secondo Msf Senza vaccino, senza terapia, in una regione senza ospedali sufficienti e con i fondi internazionali tagliati di quasi metà. L’hantavirus, intanto, continua a vendere copie.