Verso le Comunali, la lezione di Mamdani: cento giorni e centomila buche, il modello New York per l’Italia

Mentre la sinistra italiana ragiona di posizionamento, a New York un sindaco riempie le buche e apre gli asili: e i fatti restano

Verso le Comunali, la lezione di Mamdani: cento giorni e centomila buche, il modello New York per l’Italia

Centomila buche riempite in cento giorni, l’ultima a Staten Island. Una pala, due manubri e un casco da cantiere esposti nell’atrio del municipio come trofei. Zohran Mamdani, 34 anni, eletto sindaco di New York a novembre come democratic socialist, ha scelto la cosa piรน piccola che un’amministrazione possa fare e l’ha trasformata nel simbolo della sua prima stagione di governo. Le buche. Insieme: duemila posti di asilo nido nei quartieri a basso reddito, un negozio di alimentari di proprietร  comunale annunciato a East Harlem. Misure minute, scelte apposta minute. รˆ il punto.

Il municipio di New York ha messo online un sito che mappa quartiere per quartiere il lavoro dei primi cento giorni. La voce piรน ripetuta riguarda i proprietari morosi verso gli inquilini: 34 milioni di dollari fra riparazioni, transazioni e sentenze a favore dei locatari, oltre 6.000 appartamenti rimessi a norma. Poi 9 milioni di restituzioni a lavoratori e piccole imprese sfruttati da grandi corporation e app di consegna, tempo protetto esteso a 4,3 milioni di lavoratori, un investimento da 1,2 miliardi sull’asilo universale annunciato l’ottavo giorno insieme alla governatrice dello Stato di New York, che in campagna lo aveva osteggiato e adesso ne รจ alleata.

Mamdani racconta tutto con video sui social, parla di “pothole politics”, la politica delle buche, e ripete una frase che pesa piรน di qualunque programma: il valore di un’ideologia si misura su quanto riesce a consegnare. Il presidente degli Stati Uniti lo ha accusato di “distruggere” la cittร  dopo l’annuncio di una tassa sui residenti part time piรน ricchi. I repubblicani continuano a dipingerlo come un radicale da temere, gli attacchi sulla fede e sull’origine restano. Lui intanto fa le cose. E le cose fatte restano.

Le cose cambiano cambiandole

C’รจ un vecchio adagio di Pippo Civati che sembra una tautologia e invece รจ la cosa piรน lampante che esista in politica: le cose cambiano cambiandole. Era il titolo della mozione con cui Civati corse alla segreteria del Pd nel 2013, settanta pagine partite da un’autocritica e arrivate a una sola idea, dire che non c’รจ alternativa รจ la posizione piรน conservatrice possibile. Dodici anni dopo quella mozione รจ una nota a piรจ di pagina nella storia del centrosinistra, mentre a ottomila chilometri un sindaco la applica alla lettera, senza citarla, perchรฉ quasi certamente non l’ha mai letta.

La domanda agli italiani che si candidano

Domenica 24 e lunedรฌ 25 maggio si vota in 666 comuni delle regioni a statuto ordinario, da Venezia a Reggio Calabria, da Prato ad Avellino, diciassette capoluoghi al voto. รˆ la prima prova amministrativa larga dopo mesi di campagne nazionali combattute sulle parole d’ordine, sull’identitร , sul nemico. La domanda che il caso Mamdani consegna a chi si candida รจ semplice e scomoda: cosa avete in mente di cambiare, con quali atti verificabili. Mamdani ha fatto della noia amministrativa, le buche, gli affitti, gli asili, un terreno di consenso, mentre da questa parte dell’oceano la sinistra discute ancora di posizionamento. Una buca riempita รจ un fatto. Un asilo aperto รจ un fatto. Una multa al padrone di casa che lascia marcire un appartamento รจ un fatto. Si raccontano, si contano, si difendono davanti agli elettori.

Civati lo aveva scritto a modo suo, dalla delusione alla speranza. La delusione รจ la convinzione che governare significhi amministrare l’esistente fino a somigliargli. La speranza, quella che si misura e non si predica, รจ la pala nell’atrio del municipio. Settimana prossima qualcuno sceglierร  chi guiderร  la propria cittร  per cinque anni. Le cose cambiano cambiandole. Il resto รจ gestione dell’esistente, e c’รจ da scommettere che gli elettori, prima o poi, presentino il conto.