Abbordate tutte le navi della Flotilla: Israele spara proiettili di gomma

Abbordate tutte le navi della Flotilla, trattenuti anche 29 italiani tra cui il deputato M5s Carotenuto. Nel silenzio del governo.

Abbordate tutte le navi della Flotilla: Israele spara proiettili di gomma

Con l’attenzione mondiale concentrata sulle crescenti tensioni tra Usa e Iran, Israele continua gli abbordaggi della Global Sumud Flotilla e prosegue la campagna militare in Medio Oriente. Tutte le imbarcazioni della Flotilla sono state fermate dalla Marina israeliana, anche con l’uso della violenza. Gli attivisti denunciano l’utilizzo di proiettili di gomma, sparati dai soldati israeliani nonostante gli equipaggi fossero disarmati e con le mani alzate.

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha chiesto di “verificare urgentemente l’uso della forza da parte delle autorità israeliane”. Ma intanto Tel Aviv non nega, sostenendo anzi che sono “stati impiegati mezzi non letali contro l’imbarcazione e non contro i contestatori a scopo di avvertimento”. Tra le barche intercettate (con 29 italiani fermati) c’è anche quella su cui viaggiavano il parlamentare M5s, Dario Carotenuto, e il giornalista Alessandro Mantovani.

Nel silenzio del governo, con i 5 Stelle che chiedono a Giorgia Meloni di intervenire in difesa del deputato italiano prelevato dai militari israeliani. Per Giuseppe Conte, leader pentastellato, siamo di fronte a un “sequestro a mano armata, illegale e intollerabile: il governo deve reagire con fermezza, pretendendo l’immediata liberazione degli italiani”. L’ennesima operazione ha spinto i ministri degli Esteri di Giordania, Indonesia, Spagna, Pakistan, Brasile, Bangladesh, Turchia, Colombia, Libia e Maldive a diffondere un comunicato congiunto in cui condannano “nei termini più duri i nuovi attacchi israeliani contro la Global Sumud Flotilla, un’iniziativa civile umanitaria e pacifica”, chiedendo anche “l’immediato rilascio di tutti gli attivisti detenuti”.

La denuncia dell’Onu contro le azioni di Netanyahu

Ma l’amministrazione di Benjamin Netanyahu, in queste ore, non si è limitata a contrastare la Flotilla in mare aperto. Anzi, nel quasi totale silenzio dell’Occidente, ha intensificato le operazioni militari in Libano, Siria e Gaza, tanto da scatenare l’allarme dell’Onu. Come accade ormai da giorni, il fronte con Beirut, dove anche ieri si sono registrate almeno tre vittime e decine di feriti, resta il più caldo, a causa dei continui attacchi e contrattacchi tra l’Idf e Hezbollah.

Ma in queste ore a preoccupare è soprattutto la Striscia di Gaza, dove la situazione si fa sempre più drammatica. A denunciarlo è il responsabile dell’Ufficio Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, Ajith Sunghay, secondo cui il cessate il fuoco tra Israele e Hamas dello scorso ottobre ha ridotto l’intensità della violenza nella Striscia, ma “le uccisioni e la distruzione delle infrastrutture sono andate avanti quasi ogni giorno e la situazione umanitaria generale rimane drammatica”. Che non si tratti di mere parole lo dimostra il rapporto presentato dalle Nazioni Unite, che copre il periodo tra il 7 ottobre 2023 e il 31 maggio 2025, nel quale vengono documentate violazioni su larga scala del diritto internazionale, oltre a crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità commessi sia da parte israeliana sia da parte palestinese.

Cessate il fuoco inefficiente

Ma, sempre secondo Sunghay, da quel momento in poi la situazione non è migliorata. Questo dimostrerebbe che “il cessate il fuoco non ha portato ad alcuna forma di assunzione di responsabilità per le violazioni commesse né a un confronto essenziale con la causa principale: l’occupazione prolungata”. Cosa ancor più grave, secondo il rapporto dell’Onu, è che “il blocco israeliano di Gaza”, proprio quello denunciato dalla Flotilla, “ha provocato fame e carestia”, causando “centinaia di persone morte di fame, compresi bambini”. Ma non è tutto. Le Nazioni Unite riportano l’attenzione anche sulla Cisgiordania, “dove l’espansione degli insediamenti israeliani è senza precedenti”, con “attacchi dei coloni regolarmente condotti con il supporto, l’acquiescenza o la partecipazione delle forze di sicurezza israeliane”.

“Il governo israeliano ha intensificato la militarizzazione del movimento dei coloni, li ha protetti da qualsiasi responsabilità e ora trae attivamente vantaggio dalla violenza dei coloni come catalizzatore per la sua dichiarata agenda di annessione”, conclude Sunghay, sostenendo che dall’insediamento del governo Netanyahu “gli insediamenti illegali sono aumentati dell’80%, con l’aggiunta di 102 insediamenti ai 127 già esistenti”.

Il Financial Times: “Da inizio guerra, Israele ha conquistato 1000km quadrati di territorio”

E proprio il tema dell’espansionismo israeliano è finito al centro di un’approfondita analisi del Financial Times, secondo cui, dall’inizio del conflitto mediorientale, Israele avrebbe preso il controllo di circa mille chilometri quadrati di territorio tra Gaza, Libano e Siria. La metà di questo territorio si trova nel Libano meridionale, dove le forze israeliane sarebbero penetrate per una decina di chilometri, ampliando la “zona di sicurezza” che dovrebbe impedire a Hezbollah di colpire Israele. Il restante territorio è diviso tra Gaza, dove l’Idf occuperebbe più della metà dell’enclave palestinese, e la Siria, dove le forze israeliane hanno approfittato del crollo del regime di Bashar al-Assad per avanzare di diversi chilometri all’interno del Paese.