Le Lettere

La guerra di Putin

Quando ho sentito che Putin aveva lanciato su Kiev il più grande attacco in 4 anni di guerra, pensavo a una strage. Invece, per fortuna, solo 4 morti e 100 feriti. Sempre troppi, certo, ma mi pare un bilancio molto modesto. Invece ho letto titoli come se ci fosse stata un’ecatombe.
Dorina Mensa
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Gentile lettrice, non siamo più al solito doppio standard politico. Qui siamo a una sindrome fobica acuta, una russofobia o meglio una Putinfobia che travolge ogni barriera logica. Cito un titolo tra decine: La Stampa, articolo della russa-italiana Anna Zafesova, “La furia insensata dello Zar sull’orlo di una crisi di nervi”. Qui di insensato ci sono solo i titoli come questo. Anche tralasciando che si è trattato di una rappresaglia per l’uccisione di 21 adolescenti in un dormitorio, il bilancio di sabato è la prova provata che i russi non mirano a colpire la popolazione. Se avessero voluto, con 90 missili e centinaia di droni avrebbero fatto migliaia di morti. Eppure, si continua con questo delirio della “crudeltà” di Putin, Putin rabbioso, Putin boia, Putin carnefice, ecc. Sono stereotipi completamente incoerenti con la realtà, in collisione con ogni evidenza logica. Peraltro noto che epiteti del genere non si sono mai visti sui giornali per Netanyahu e per Israele, che hanno seminato, loro sì, carneficine immani, a Gaza, in Libano, in Siria, in Iran. Di Putin direi invece quello che ho già scritto tante volte: che fa la guerra coi guanti bianchi e che per fortuna ha sangue freddo e nervi d’acciaio, sicché non si abbandona a stragi indiscriminate, altrimenti vedremmo in Ucraina gli stessi orrori di Gaza.

 

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