Nell’autunno scorso, alla vigilia di un turno di regionali che chiamarono al voto anche Campania, Puglia e Toscana, Chiara Appendino si dimise dal ruolo di vicepresidente del partito, giudicando il M5S troppo schiacciato sulla linea del Pd. Ora cerca di scongiurare a tutti i costi un’alleanza con Matteo Renzi. “Renzi ha fatto cadere un governo” Conte due – ha ricordato Appendino – “Io non dimentico quello che ha fatto”. L’ex sindaca di Torino ha replicato così una ventina di giorni fa all’apertura di Giuseppe Conte alle nuove iniziative moderate di segno centrista. Ma qual è davvero la posizione del leader dei pentastellati nei confronti di Renzi? Tutto è perdonato? Le cose non stanno esattamente così.
Conte guarda al centro, ma non è quello di Iv. Sarà il programma a definire la coalizione
“Nella caduta del Conte due Renzi ha avuto un ruolo determinante. Non c’è alcun rancore, nessuna ossessione, nessuna antipatia personale. Bisogna costruire qualcosa che serve ai cittadini e alle imprese. Chi ci sarà? Vedremo che contributo e che grado di affidabilità daranno, oggi non mi metto a dire questo sì e questo no, sarebbe arrogante e rischierei di essere settario”, ha detto Conte. Ma che queste sue affermazioni si traducano in un assegno in bianco al leader di Italia viva sarebbe un errore madornale crederlo. Certo, non si può nemmeno parlare di chiusura aprioristica.
La verità dei fatti
Allora come stanno veramente le cose? La verità è che Conte è un leader politico oramai a tutto tondo, non si può consentire il lusso di essere tranchant e dire “tu sì, tu no”, al pari di un qualsiasi deputato. Pena l’assunzione della responsabilità di sfasciare il campo dei progressisti e di andare contro al testardamente unitari di Elly Schlein. Il suo discorso è in realtà molto più ampio. Il Conte-pensiero è che sarà il programma, saranno i temi a delimitare il campo di chi sarà dentro e chi fuori il perimetro della coalizione e anche a determinare la scelta del migliore interprete per guidare il gruppo.
Il vero orizzonte cui guarda Conte
L’orizzonte verso cui guarda Conte, parlando della necessità di un centro, è in realtà altrove rispetto ai Renzi e ai Calenda. Conte, per esempio, guarda alla realtà che sta mettendo in piedi Alessandro Onorato, fondatore di Progetto Civico Italia e assessore di Roma Capitale. L’ex premier ieri è andato al battesimo del partito dei sindaci, ovvero all’assemblea nazionale del nuovo movimento. Assieme a Conte c’erano tutti i leader di sinistra: Elly Schlein, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Enzo Maraio e Riccardo Magi. Renzi? “L’ho invitato, non ha risposto…”, ha detto il giorno prima Onorato.
La nuova forza politica che parte dal basso
Ma ritorniamo su Conte. “Questa nuova forza politica – ha detto l’ex premier riferendosi al movimento di Onorato – secondo me, può aiutarci molto perché ci porta anche l’esperienza del sano civismo, parte dal basso, dall’esperienza degli amministratori locali, di coloro che hanno le antenne sul territorio che lavorano ogni giorno per risolvere i problemi. Questo ci aiuta a dare concretezza al nostro progetto e, quindi, è per questo motivo che io personalmente sin dall’inizio ho cercato di guardare loro con grande attenzione e rispetto”.
Come si collocano gli altri partiti dell’opposizione nei confronti di Renzi? Alleanza Verdi e Sinistra non ha mai posto veti su nessuno, fa notare il partito. L’idea è che il perimetro della coalizione lo dettano i temi. Esattamente come per il M5S. E dunque lotta alla precarietà, salario minimo, politica energetica legata alla transizione green, un impegno verso le infrastrutture socialmente utili, il riconoscimento dello stato della Palestina. Il tema legato ai nomi non appassiona e Verdi e Sinistra non lo ritiene utile.
Poi c’è il Pd, di cui abbiamo già detto. Molti della sinistra dem sono diffidenti nei confronti del leader di Italia viva, benché questi si stia posizionando, in Parlamento e fuori, sulle battaglie dei progressisti ma alla fine prevale la linea Schlein del testardamente unitari. ‘’Vogliamo dare una mano non soltanto a governare le nostre città e bene, ma anche aiutare il centrosinistra a livello nazionale. Poi chi ci sarà, non siamo noi che diamo i cartellini gialli o rossi. Noi siamo abituati a unire’’, chiosa Onorato su Renzi.