Donald Trump continua a ripetere che l’intesa raggiunta con l’Iran, messa nero su bianco nel memorandum di pace, è un successo totale sul regime degli ayatollah di cui gli Stati Uniti devono essere fieri. Peccato che questa narrazione non convinca i media americani che, pressoché all’unisono, raccontano una storia diametralmente diversa.
Trump insiste “con l’Iran raggiunto un accordo storico”, ma per i media americani è stato sconfitto su tutta la linea
Sulle pagine del New York Times, il board editoriale conduce una spietata analisi sostenendo che “il presidente Trump ha perso questa guerra”. Sullo stesso quotidiano si legge che l’accordo con l’Iran è “benvenuto ma porta con sé delle verità dure”. La prima, a loro dire, inequivocabile, è che gli Usa emergono dal conflitto “indeboliti militarmente, diplomaticamente ed economicamente e ne pagheranno le conseguenze strategiche per anni”. La seconda è che i dettagli del memorandum non sono ancora chiari, ma Trump sembra aver ottenuto “ben poco”, al punto che “per lui è un ridimensionamento umiliante”. Come “punizione” per le sue colpe, il leader degli Usa ha “accettato un accordo di pace che il mondo intero riconosce come una sconfitta per lui. È un passo indietro anche per l’America”.
Non meno tagliente l’analisi del Wall Street Journal, secondo cui Trump è “in ritirata” sull’Iran. Un giudizio severo e particolarmente rilevante perché il board editoriale del quotidiano statunitense ha sempre difeso l’azione del leader americano contro Teheran. “È innegabile che Trump stia facendo marcia indietro sui suoi obiettivi principali”, in quanto “la pressione politica interna è cresciuta e portare a termine l’impresa comporterebbe rischi militari maggiori”, ha messo in evidenza il quotidiano americano. Un fragile cessate il fuoco tra le parti che per il WSJ non si esaurirà in soli 60 giorni, e che “probabilmente verrà rinnovato molte volte”.
“Il rischio maggiore è che Trump consideri l’accordo come una partnership di fatto con il regime iraniano. Come Obama, potrebbe chiudere un occhio sulle violazioni per concludere un accordo definitivo o preservarlo una volta firmato. A farne le spese sarebbero gli iraniani, che Trump aveva promesso di aiutare”, ha aggiunto il board editoriale. Lo stesso quotidiano ha inoltre invitato il Congresso americano a esaminare qualsiasi accordo definitivo con l’Iran, suggerendo di respingerlo qualora dovesse sostenere il regime degli ayatollah.
I dubbi della CIA: “Teheran sta bluffando”
Ad aggravare la situazione, come riporta Axios, c’è anche il capo della CIA, John Ratcliffe. Quest’ultimo, infatti, ha consegnato a Trump un rapporto di intelligence che solleva seri dubbi sulle reali intenzioni dell’Iran. Nel dossier viene ritenuta “falsa” la disponibilità di Teheran ad acconsentire alle richieste americane, in particolare all’eventuale rinuncia del nucleare. Dubbi e timori che sono condivisi, sempre secondo Axios, anche da gran parte dell’inner circle del tycoon.
Ma non è tutto. L’accordo tra Usa e Iran è sempre più a rischio per via delle azioni di Benjamin Netanyahu che continua a tirare dritto, ripetendo che la pace siglata da Trump e Mojtaba Khamenei “non riguarda Israele” e che le operazioni militari dell’IDF in Libano “continueranno”. Parole a cui hanno fatto seguito i soliti attacchi che, secondo l’agenzia stampa Nna, anche ieri hanno causato morte e distruzione nel sud del Paese.
Bibi vuole far saltare l’accordo
Raid continui che stanno irrigidendo il regime degli ayatollah, al punto che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha parlato di “palese violazione degli accordi” che “rischia di far naufragare la pace”. Per questo il diplomatico ha ribadito che il memorandum d’intesa prevede “la fine immediata e definitiva della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano”, e gli Usa farebbero bene a fermare Israele.
Un invito che deve aver fatto sudare freddo Trump che alla CNN ha espresso frustrazione nei confronti di Bibi, dichiarando che quest’ultimo deve essere “più responsabile nei confronti del Libano”, ricordando che “senza di me non esisterebbe Israele, perché nessun altro presidente era disposto a fare quello che ho fatto io”. Parole non hanno smosso Netanyahu che ai giornalisti israeliani ha detto di sapere come “mantenere una posizione ferma” nei confronti di Trump quando sono in gioco gli interessi di Israele, aggiungendo che “l’IDF resterà a Gaza, in Libano e in Siria per tutto il tempo necessario”. Insomma la pace, per ora, esiste solo sulla carta.