Le famiglie tirano la cinghia, eppure il governo vanta successi mirabolanti. So che ne ha scritto altre volte, ma la verità qual è?
Arduino Collina
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Gentile lettore, la verità è nascosta nelle nebbie. Proviamo a dipanarle. Nel febbraio 2021 cadde il governo Conte 2, sostituito da Draghi. A fine ottobre ‘22, dopo il voto, nacque il governo Meloni. Partiamo allora dal ‘22, quando si dispiegarono gli effetti delle politiche contiane. Il 5 dicembre di quell’anno, tirando le somme, l’articolista del Corriere della Sera Federico Fubini notava con meraviglia un boom economico e, senza mai nominare Conte, lo attribuiva al forte e intelligente sostegno dato all’economia “dai governi precedenti” (perifrasi per non dire “dal governo Conte”). E scriveva: “Qualcosa di sostanziale ci deve essere. Ecco le variazioni dell’export in euro a valore costante dalla fine del ‘19 alla fine del ‘22, secondo la banca dati della Commissione europea: Germania +0,9%, Francia +2,5%, Spagna +7,3%, Italia +8,8%”. In altre parole, l’Italia era il Paese che macinava più crescita e inoltre aveva davanti a sé la rosea prospettiva dei 200 miliardi del Pnrr ottenuti da Conte dopo una storica battaglia a Bruxelles. Ebbene, ora guardi ai risultati del governo Meloni in 4 anni: il Pnrr in gran parte dilapidato senza fare crescita, il Pil caduto a un misero zero virgola, la produzione industriale in calo costante, il potere d’acquisto degli italiani sceso di oltre l’8% mentre in tutti gli altri Paesi europei è salito (Italia caso unico al mondo) e paghiamo l’energia il 24% più della media europea. Questa è la verità, al di là delle nebbie.
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