Nessuno potrà controllare le nostre chat di WhatsApp, Signal o Telegram. Almeno per ora. Con un voto dell’Europarlamento, infatti, è stato approvato ieri un emendamento che mette un freno al contestato Chat Control, escludendo le comunicazioni protette dalla crittografia end-to-end dal controllo previsto nella proposta originaria della Commissione europea.
Un risultato che il Movimento 5 Stelle e il gruppo The Left rivendicano come una propria vittoria politica e che porta la firma dell’eurodeputato Gaetano Pedullà, tra i principali promotori della battaglia contro quello che definisce il rischio di un “Grande Fratello europeo”.
La privacy degli europei è salva, per il momento
“Abbiamo salvato la privacy dei cittadini”, commenta Pedullà, pur precisando che il suo gruppo avrebbe preferito respingere integralmente il provvedimento. La maggioranza assoluta, però, non è stata raggiunta e il regolamento proseguirà il suo iter.
Ma che cos’è il Chat Control? Si tratta della proposta con cui la Commissione europea punta a rafforzare gli strumenti di contrasto alla pedopornografia e all’adescamento dei minori online. Nella versione originaria, però, il regolamento avrebbe consentito ai fornitori dei servizi di messaggistica di analizzare automaticamente anche le comunicazioni private degli utenti, mettendo di fatto in discussione la crittografia end-to-end, il sistema che garantisce che solo mittente e destinatario possano leggere il contenuto dei messaggi.
Un’ipotesi che ha suscitato le proteste di associazioni per i diritti digitali, giuristi ed esperti di cybersicurezza, convinti che indebolire la crittografia significhi rendere meno sicure le comunicazioni di tutti.
Pedullà: “Una vittoria sì, ma parziale”
Per questo Pedullà parla di una vittoria solo parziale. “Con la scusa della tutela dei minori alcuni governi vogliono assicurarsi uno strumento potente di sorveglianza dei cittadini. Il rispetto della privacy è sacrosanto. Impediremo il Grande Fratello europeo”, afferma l’eurodeputato pentastellato. La partita, infatti, non è conclusa: se il Consiglio dell’Unione europea non accetterà le modifiche approvate dall’Europarlamento, entro tre mesi scatterà la procedura di conciliazione tra le istituzioni europee.
L’interrogazione di The Left per la tutela della Rai
Nella stessa giornata Pedullà è tornato all’attacco anche sul fronte Rai. Insieme all’intera delegazione del M5S nel gruppo The Left ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea denunciando una presunta violazione del Media Freedom Act.
Nel mirino finiscono il mancato adeguamento della governance della Rai alle norme europee, il taglio dei finanziamenti e la crisi della Commissione parlamentare di Vigilanza. Per l’eurodeputato Bruxelles deve intervenire per garantire l’indipendenza del servizio pubblico e il pieno rispetto delle regole europee sul pluralismo dell’informazione.