A destra le preferenze restano un rebus. L’incognita del terzo passaggio alla Camera

La premier Meloni è di fronte a un dilemma: ritentare il blitz sulle preferenze al Senato o lasciare le cose così come stanno.

A destra le preferenze restano un rebus. L’incognita del terzo passaggio alla Camera

Verrà incardinato oggi a Palazzo Madama il testo della riforma elettorale. Mentre continua a tenere banco il tema delle preferenze, bocciato nel primo passaggio alla Camera e che potrebbe essere ripresentato al Senato (dove non è previsto voto segreto, decisivo nella bocciatura). La premier Giorgia Meloni è di fronte a un dilemma: ritentare il blitz o lasciare le cose così come stanno.

A destra le preferenze restano un rebus. L’incognita del terzo passaggio alla Camera

Il primo scenario prevede un nuovo emendamento, magari corretto sul nodo della parità di genere. Con il voto palese, ragionano ai vertici del governo, Lega e Forza Italia avrebbero maggiori difficoltà a sfilarsi. Ma il ritorno del testo alla Camera aprirebbe un’altra trappola. Per blindare la modifica, il governo potrebbe essere costretto a porre la fiducia, offrendo alle opposizioni l’immagine di una legge elettorale imposta a colpi di maggioranza.

L’incognita

Resterebbe inoltre l’incognita del voto segreto finale, perché a Montecitorio fiducia e approvazione della legge sono due passaggi distinti. Palazzo Chigi, quindi, valuta e rinvia: dopo la sconfitta sulle preferenze, il coraggio sembra essersi trasformato in prudenza tattica. “Deciderà il vertice del centrodestra se riproporre o meno l’emendamento per le preferenze – ha detto il presidente del Senato Ignazio La Russa -. Se il Parlamento dirà che non è possibile, poi uno se ne fa una ragione”, ma “se si capisce prima che il Parlamento direbbe che non si può, è inutile presentarlo”.

La protesta dei moderati del centrosinistra

Intanto l’area riformista ed europeista del centrosinistra non si rassegna all’ultima modifica della legge elettorale, quella che prevede che non vengano conteggiati ai fini della coalizione i voti delle liste che restano sotto il 3%. Lo ha annunciato Riccardo Magi, Più Europa, durante una conferenza stampa alla Camera insieme al segretario del Psi, Enzo Maraio, al presidente di Centro democratico, Bruno Tabacci, quello di Progetto civico, Alessandro Onorato, dal co-presidente di Volt Italia, Daniela Patti, la segretaria di Possibile, Francesca Druetti. Assente per un altro impegno a Milano Ernesto Maria Ruffini che ha fatto però sapere di condividere la battaglia contro il Melonellum.

La lettera al Colle

“Con questo emendamento approvato – spiega Magi – potremmo avere il paradosso di un premio di maggioranza assegnato alla coalizione che ha preso meno voti”. Perché, appunto, l’esclusione delle liste rimaste sotto al 3%(con l’eccezione della lista ‘miglior perdente’) allo stato attuale penalizzerebbe il centrosinistra, dove l’area moderata e riformista sembra destinata a dividersi almeno in due liste diverse, quella di Iv-Casa riformista e quella appunto che potrebbe nascere da un patto Più Europa, Progetto civico, Avanti Psi e via dicendo. Tabacci spiega: “Il Parlamento non è stato sempre così, questo è il punto più basso del Parlamento, non conta assolutamente niente, è nelle mani dei ‘pupazzari’. Questa legge fa schifo, è incostituzionale. Noi faremo di tutto, attraverso tutte le procedure possibili”.

Compreso, appunto, l’appello al Quirinale. Ieri, viene spiegato, è stata inviata una lettera al presidente della Repubblica per chiedere un incontro su questo tema, perché, conclude Magi, “questa norma, in modo plateale, viola proprio questo criterio dell’uguaglianza del voto tra diversi cittadini”. “Bloccano per mesi il Parlamento su una legge elettorale truffa, del tutto incostituzionale – ha scritto sui social il presidente del M5s, Giuseppe Conte – in cui hanno infilato norme vergognose fatte a loro misura” come quella “per sabotare la vittoria delle forze di opposizione cancellando dal conteggio dei voti utili alcuni partiti”.

La battaglia sulla giustizia

La legge elettorale non è, tuttavia, l’unica sfida che attende i partiti di maggioranza e opposizione al Senato. In settimana, sempre in Commissione Affari costituzionali, si comincerà a votare il dl giustizia e immigrazione: FI e FdI ancora devono trovare l’accordo sulla possibilità di allargare le maglie delle intercettazioni a strascico. Una ipotesi che vede contrari gli azzurri, nonostante i richiami del procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo.