Si chiama legge israeliana sulle immunità delle organizzazioni internazionali. È il testo che da domenica dà esistenza giuridica alla Forza internazionale di stabilizzazione, il contingente che nel piano in venti punti dovrebbe subentrare all’esercito israeliano dentro la Striscia. Il gabinetto di sicurezza l’ha approvata il 26 luglio, con il voto contrario del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir.
Il resto della delibera è un elenco di permessi. Parteciperanno soltanto i Paesi che hanno relazioni diplomatiche con Israele e che non agiscono contro Israele nelle sedi internazionali, e il filtro esclude in partenza gli Stati intervenuti nel procedimento per genocidio aperto davanti alla Corte internazionale di giustizia. Ogni contingente resta soggetto all’approvazione personale del premier e dei ministri della Difesa e degli Esteri. Duecento uomini, per ora, da «Paesi amici come Uganda e Marocco». La stessa fonte che li ha contati al Times of Israel precisa che l’esercito resterà sulla Linea Gialla finché Hamas non sarà disarmato: circa il sessanta per cento della Striscia continua a stare sotto controllo militare. E nel progetto pilota di Rafah i palestinesi che vorranno abitare negli alloggi temporanei dovranno superare uno screening di sicurezza per entrare in una città palestinese.
Lunedì mattina un drone ha ferito tre pescatori davanti al porto di Gaza City, riferisce l’Unione dei comitati dei pescatori. Quell’acqua la delibera di domenica la classifica come area fuori dal controllo israeliano.
Torniamo al 17 novembre 2025, risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza: “man mano che la Isf stabilisce il controllo e la stabilità, le forze di difesa israeliane si ritireranno dalla Striscia di Gaza”. Il punto sedici del piano è una riga sola: “Israele non occuperà né annetterà Gaza”. Nickolay Mladenov, alto rappresentante del Consiglio di pace, ha salutato la decisione come presa “in conformità con la risoluzione 2803”.