Al di là di ciò che ripete ossessivamente Donald Trump, quasi nel tentativo di convincere la comunità internazionale delle sue tesi, lo Stretto di Hormuz resta paralizzato e ora rischia di fermarsi anche lo Stretto di Bab el Mandeb. Insomma il Medio Oriente si conferma una polveriera sul punto di esplodere e l’escalation del conflitto che è sotto gli occhi di tutti non fa che confermare questa sensazione.
L’offensiva degli Houthi preoccupa l’occidente
A gettare nel panico il mondo intero, già funestato dal caro energia e dal caro carburanti, conseguenza del blocco di Hormuz, è l’offensiva dei ribelli Houthi, gruppo legato a doppio filo all’Iran, in Yemen. Le milizie hanno ormai preso il pieno controllo dello Stretto di Bab el Mandeb, ossia la porta di accesso meridionale al Mar Rosso, e minacciano il commercio globale. Del resto Bab el Mandeb è un piccolo lembo di mare, alternativo allo Stretto di Hormuz e diventato fondamentale proprio dopo la sua parziale chiusura, attraverso cui transitano petroliere e navi cargo.
La sua eventuale chiusura, che al momento riguarda soltanto le navi dell’Arabia Saudita, con cui da settimane gli Houthi si scambiano colpi proibiti, rischia di far precipitare la situazione economica globale verso scenari mai visti.
Stando a quanto riportano i media yemeniti, il gruppo sciita filo-iraniano sta avanzando a tappe forzate, letteralmente travolgendo l’esercito regolare dello Yemen, e ormai controlla sia Bab el Mandeb sia, da ieri, due isolette strategiche, Hanish Maggiore e Hanish Minore. Da queste postazioni appare chiaro che gli Houthi possono paralizzare il traffico marittimo come e quando vogliono. A farne le spese, almeno per il momento, è l’Arabia Saudita, che ormai trova enormi difficoltà a esportare il petrolio su cui fonda la propria economia.
La reazione furiosa dell’Arabia Saudita: pioggia di bombe in Yemen
Proprio per questo il principe ereditario Mohammad bin Salman Al Sa’ud, preoccupato da questa ennesima sfida geopolitica, anche ieri ha martellato lo Yemen. Secondo quanto dichiarato dal gruppo ribelle, le forze di Riad hanno lanciato 58 attacchi contro le postazioni del movimento yemenita in sei province dello Yemen, ossia Taiz, Lahij, Al-Jawf, Hajjah, Al-Bayda e Saada. Attacchi a cui gli Houthi, per nulla intimoriti, hanno già promesso una “dura risposta” che avverrà “nei modi e tempi più opportuni”.
Proprio l’avanzata poderosa del gruppo yemenita, secondo diversi esperti, sarebbe scattata su richiesta dell’Iran che, tra le altre cose, fornirebbe ai miliziani anche preziose informazioni di intelligence. Accuse rigettate da Teheran, con il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, che ha detto: “Attribuire a Teheran responsabilità per gli eventi in Yemen significa mentire. L’Iran non è coinvolto in alcun modo nella questione yemenita”.
Gli Usa pronti al compromesso con l’Iran
In tutto questo, la situazione in Iran resta complicata. Qui, infatti, continuano gli scambi di colpi tra Usa e Pasdaran. Nelle ultime ore le forze di Trump hanno colpito la città di Sirik, vicino a Hormuz. Lembo di mare in cui, come riferisce il Comando centrale delle forze armate statunitensi (Centcom), prosegue il blocco americano che ha già costretto 101 navi commerciali, dirette nei porti iraniani, a fare marcia indietro. Inoltre, secondo fonti locali, una nave iraniana sarebbe stata colpita nei pressi dell’isola di Qeshm durante un raid, causando un morto e due feriti.
Raid a cui i Pasdaran hanno risposto con attacchi sulle basi Usa dell’area e con l’abbattimento di un drone MQ-1 in volo su Hormuz. Insomma, seppur a bassa intensità, tra Usa e Iran continuano attacchi e contrattacchi. Ma in queste ore, in modo inatteso, spunta uno spiraglio per la pace. Come riporta la Cnn, dall’amministrazione Trump, proeccupata dall’escalation in Medio Oriente, sarebbe arrivata la disponibilità a “riprendere i colloqui con l’Iran sul nucleare”, lasciando in secondo piano la questione di Hormuz.
Un accordo che lascerebbe lo Stretto nel caos, ma che offrirebbe al tycoon una carta per dichiarare la vittoria sul regime di Mojtaba Khamenei, al fine di giustificare l’abbandono dell’area. Dal canto suo, il leader iraniano potrebbe affermare di aver ricacciato gli Usa dall’area, per giunta potendo contare sul controllo di Hormuz e riuscendo così a mantenere il controllo sul Paese.