Trump e Zelensky, diciassette mesi dopo di nuovo nello Studio Ovale: Donald cambia atteggiamento, ora scommette su Kiev

Alla Casa Bianca si è trattato a porte chiuse, il Senato ha votato le sanzioni, e gli inviati passano da Kyjiv prima che da Mosca

Trump e Zelensky, diciassette mesi dopo di nuovo nello Studio Ovale: Donald cambia atteggiamento, ora scommette su Kiev

Sulla bara di Lindsey Graham, avvolta nella bandiera dentro la Washington National Cathedral, Donald Trump martedì ha letto l’elogio funebre. Il senatore repubblicano è morto l’11 luglio a 71 anni per una dissezione aortica, poche ore dopo il rientro dal decimo viaggio a Kyjiv. Tra i banchi sedeva Volodymyr Zelensky. Diciassette mesi prima, nella stessa città, quello stesso presidente lo aveva liquidato con la frase sulle carte che gli mancavano, gli aveva cancellato il pranzo e lo aveva rispedito a casa davanti alle telecamere.

Trump e Zelensky di nuovo nello studio ovale

Poche ore prima i due si erano visti nello Studio Ovale per oltre un’ora, a porte chiuse e senza stampa. La portavoce Karoline Leavitt ha parlato di incontri “positivi e produttivi”. Sul tavolo c’erano le licenze per gli intercettori dei Patriote il rilancio del negoziato con Mosca. E il dettaglio politico sta proprio lì dove nessuno guarda: un presidente che trasforma ogni bilaterale in spettacolo stavolta ha spento le luci. Nel febbraio 2025 le telecamere erano l’arma. Adesso sono un rischio.

Come Washington ha cambiato idea

Il Wall Street Journal racconta che per oltre un anno Trump ha ripetuto ai consiglieri che l’Ucraina avrebbe perso. Poi sono arrivati i droni a lungo raggio sulle raffinerie e le incursioni oltre confine, con un’industria bellica che Zelensky conta in oltre 500 aziende. Un funzionario dell’amministrazione lo ha spiegato con una formula che vale un trattato: il presidente ama i vincitori, e Zelensky ha smesso di somigliare a un perdente.

Zelensky data la svolta all’aprile 2025, ai quindici o venti minuti in San Pietro durante i funerali di Francesco, e il resto lo ha fatto la pazienza. Secondo il Financial Times il compito di Zelensky era convincere Trump che sostenere Kyjiv conviene agli Stati Uniti ed è un successo suo. Michael Froman, presidente del Council on Foreign Relations, il 10 luglio l’ha messa nei termini più freddi possibili. Trump ama i vincenti, l’anno scorso pensava fosse Putin, oggi Zelensky è una buona copertura del rischio. Una scommessa, insomma, non una conversione.

Al vertice Nato di Ankara dell’8 luglio gli alleati hanno promesso 70 miliardi di euro a Kyjiv e Trump ha concesso le licenze sui Patriot, fino ad allora riservate a Giappone e Germania. Del resto una licenza si firma in un pomeriggio e i missili arrivano fra anni.

Che cosa portano a Mosca

Steve Witkoff e Jared Kushner, i due inviati del dossier, hanno frequentato il Cremlino per mesi senza mettere piede in Ucraina. Il Financial Times scrive che andranno a Kyjiv entro metà agosto, mentre l’agenzia Tassper possibile una missione in Russia nelle prossime settimane. Se l’ordine regge, a Mosca ci si arriva dopo aver visto Kyjiv, e con il Senato alle spalle.

Perché intanto, con 86 voti contro 12, l’aula ha sbloccato in voto procedurale il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026: dazi secondari fino al 100 per cento ai cinque maggiori acquirenti di petrolio e gas russi e sanzioni sulla flotta ombra. Il testo partiva dal 500 per cento e ha perso quattro quinti per strada. Un solo repubblicano ha votato contro, undici democratici pure. Il vincolo vero sta in fondo: le sanzioni si tolgono soltanto dopo un accordo di pace che Kyjiv accetti. La Camera ci arriverà a settembre, tornata dalle ferie.

Putin, il 27 luglio davanti alla Duma, ha spiegato che le sanzioni hanno fallito, che il popolo russo regge e che gli obiettivi sul campo la Russia li raggiungerà comunque. A Fox News Zelensky ha replicato che «Putin perde 30.000 soldati al mese». Thomas Graham, del Council on Foreign Relations, segnala l’altra metà del problema: il Cremlino ha allargato le pretese e oltre al Donbas ora rivendica la Novorossiya, una fascia da Kharkiv alla Transnistria.

È cambiata la temperatura della stanza a Washington. La mappa sul tavolo di Mosca è quella di prima.