La priorità è sempre e solo la propaganda interna, a costo di aprire una crisi diplomatica con un importante partner europeo, oltre che un fondamentale alleato in una comune battaglia a Bruxelles sul tema dei migranti. Ma il governo di Giorgia Meloni anche sul caso della crisi di Ceuta, dove migliaia di migranti stanno cercando di attraversare il confine tra Marocco e Spagna, preferisce puntare sulla propaganda interna ipotizzando la sospensione di Schengen.
Oltre 40mila migranti sono arrivati nell’enclave di Ceuta dal Marocco. Che, prima precisazione doverosa, è sì territorio spagnolo, ma geograficamente si trova in Africa. E già da questo punto di vista è evidente che la chiusura dello spazio Schengen con la Spagna, ipotizzata dal governo italiano, non offre soluzioni reali.
L’Italia va allo scontro con Madrid: Meloni all’attacco di Sanchez
Anche perché, da un punto di vista pratico, il problema per l’Italia al momento non esiste. La prima, inevitabile, conseguenza di questo annuncio è lo scontro con Madrid, che parla di posizione “demagogica” e convoca l’ambasciatore italiano. Per il governo italiano il caso Ceuta si è trasformato nell’occasione per andare all’attacco del tanto odiato Pedro Sanchez, premier socialista spagnolo spesso preso a esempio dalle opposizioni in Italia per le sue posizioni su questioni come quella di Gaza.
Per il governo italiano la colpa è tutta sua e della sua decisione di dare la cittadinanza spagnola a oltre 500mila immigrati. Il punto, però, è un altro: sospendere Schengen per l’Italia è inutile, sbagliato e anche dannoso da un punto di vista politico.
Crisi di Ceuta, perché è inutile, sbagliato e dannoso sospendere Schengen con la Spagna: tutti i motivi
L’annuncio della chiusura dello spazio Schengen (ovvero della libera circolazione dei cittadini) con la Spagna è tutto interno alla politica italiana. Serve, probabilmente, più per contrastare l’ascesa di Roberto Vannacci che punta proprio su temi come immigrazione e sicurezza, che non a dare una risposta reale al problema. Innanzitutto perché mettere in pratica la sospensione dell’accordo non è così facile.
La sospensione di Schengen è tecnicamente possibile, essendo prevista dallo stesso trattato. Nel quale si precisa, infatti, che in alcuni situazioni è possibile bloccare l’accordo ma deve essere presente una “minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna di uno Stato membro”. E già questo è tutt’altro che scontato, da un punto di vista geografico: il territorio di Ceuta non si trova in Europa ma praticamente in Africa e, inoltre, che questo possa trasformarsi in un pericolo di ordine pubblico per l’Italia non è affatto certo.
Sia perché l’Italia non confina con la Spagna (figuriamoci con Ceuta), sia perché parliamo (per il momento) di alcune migliaia di migranti (che tuttalpiù verranno distribuiti su tutto il territorio europeo, difficile pensare che vogliano andare tutti in Italia) quando in Italia da anni ne sbarcano decine di migliaia: per esempio nel 2023, con il governo Meloni, si è arrivati a quasi 160mila migranti sbarcati.
Se, comunque, si dovessero verificare queste condizioni sarebbe possibile ripristinare i controlli alle frontiere interne “per un periodo limitato della durata massima di trenta giorni o per la durata prevedibile della minaccia grave”. Eppure lo stesso trattato indica che questa misura può essere solo eccezionale, come “extrema ratio”, ricorda Euronews.
Non solo, perché va ricordato che a Ceuta (come a Melilla) si applica il trattato di Schengen, ma con norme speciali. Cosa vuol dire? A precisarlo è stata la Commissione europea, ricordando che “devono essere effettuati controlli d’identità e dei documenti al momento della partenza da Ceuta e Melilla verso la Spagna peninsulare o altri Paesi Schengen”. Quindi chi si trova a Ceuta non può neanche raggiungere facilmente la Spagna, figuriamoci l’Italia. Rendendo inutile la sospensione del trattato con Madrid.
C’è un altro fattore da considerare e che andrebbe a penalizzare gli stessi cittadini italiani. Pensiamo a quelli che sono in vacanza in Spagna e che magari non hanno neanche con sé il passaporto e questo potrebbe complicare i controlli per il rientro in Italia. In ogni caso, con i controlli – che nell’area Schengen non vengono effettuati – di certo si allungano i tempi alla frontiera e in aeroporto, con inevitabili disagi per i cittadini.
Poi la chiusura di Schengen non risolve in alcun modo il problema perché per i migranti resta la possibilità, tutt’altro che scontata considerando a che distanza si trovano, di mettersi in viaggio via terra e passare dalla Francia. La speranza del governo italiano, in quel caso, è che ci pensi la polizia francese a evitare il passaggio.
In più c’è anche un errore politico nella possibile mossa del governo. La Spagna, così come l’Italia, è una frontiera europea e luogo di approdo dei migranti provenienti dall’Africa. Se per Roma Lampedusa non è una frontiera italiana ma europea, allora perché Ceuta dovrebbe essere solo un problema interno spagnolo?
Madrid è probabilmente il miglior alleato in Ue per ottenere più sostegno dagli altri Paesi sul tema della redistribuzione dei migranti e per evitare che il peso degli sbarchi ricada tutto sull’Italia. Di certo andare allo scontro, come avvenuto in queste ore, non sembra una mossa politicamente saggia, perché rischia di far perdere a Roma un importante alleato per le sue battaglie europee. Ma, si sa, le battaglie molto spesso si conducono solo per il consenso interno e non di certo per raggiungere risultati concreti.
