Le destre puntano tutto sulla Manovra elettorale: dalle pensioni ai salari, i sogni (proibiti) di Meloni & C.

Le destre puntano tutto su una Manovra elettorale in vista del voto: dalle pensioni ai salari, tutti i sogni proibiti della maggioranza.

Le destre puntano tutto sulla Manovra elettorale: dalle pensioni ai salari, i sogni (proibiti) di Meloni & C.

L’attivazione delle clausole di salvaguardia per difesa ed energia è il primo passo verso la Manovra. L’ultima del governo Meloni. Ma soprattutto l’ultima prima dell’anno elettorale, quello che porterà alle politiche e alle ricerca, da parte di Giorgia Meloni, di uno storico bis a Palazzo Chigi.

Una Manovra dei sogni, perché – come racconta Repubblica – nella maggioranza si inizia già a fantasticare sulle misure da mettere in campo. Con tante bandierine da fissare e tanti soldi necessari per realizzare tutte le richieste che arrivano dai partiti della maggioranza. Si parla, addirittura, di una Manovra da 30-40 miliardi, praticamente il doppio dell’ultima, scarna, legge di Bilancio. Ma quali sono i sogni proibiti delle destre per la prossima Manovra e quanto sono realmente realizzabili?

Pensioni, salari e Irpef: i sogni proibiti della prossima Manovra

Torna uno dei grandi cavalli di battaglia delle destre e soprattutto della Lega: le pensioni. Il primo obiettivo è togliere il mese in più necessario per lasciare il lavoro che dovrebbe scattare a gennaio. Ma torna anche la battaglia sull’Irpef, cara soprattutto a Forza Italia: l’obiettivo, in questo caso, è portare l’aliquota dei 33% fino ai 60mila euro di reddito. Ancora, sempre sul fronte azzurro, si vuole abolire il bollo auto.

Fratelli d’Italia ha due obiettivi, di cui spesso Giorgia Meloni parla: i salari e le famiglie. E poi si parla anche di flat tax per tutti. Poi però c’è la realtà, quella a cui riporta tutti il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Perché i soldi sono pochi e tutto, di certo, non si può fare.

Strada in salita, tra deficit e trucchetti contabili

E poi c’è sempre un’incognita: il deficit. Tanto più con lo scostamento preannunciato per lo 0,9% in difesa e per lo 0,6% in sicurezza energetica. Se l’Italia non riesce a uscire dalla procedura d’infrazione con il riconteggio in autunno, la strada si fa in salita. Perché tutte queste spese contribuirebbero a far salire il deficit. L’1,5% tra riarmo ed energia, ha spiegato ieri Giorgetti, non rientra nel tetto di spesa definito dall’Italia nel Patto di stabilità ma fa salire il deficit. E se non usciamo subito dalla procedura, il deficit torna subito a crescere.

Allora la speranza di Giorgetti è di uscire dalla procedura e poi ricorrere a qualche trucchetto contabile per evitare di tornare subito in castigo europeo. Sull’energia, per esempio, si punta a inserire nel conteggio dello 0,6% spese che sono già state effettuate durante l’anno. Per la difesa, invece, è probabile che solo una minima parte della spesa dello 0,9% del Pil avvenga nel 2027, rimandando tutto all’anno successivo. Ovvero quando non ci sarà una campagna elettorale da gestire e non si dovrà spiegare agli italiani che i pochi soldi a disposizione sono stati spesi per il riarmo e non per la sanità, l’istruzione o i salari.