Sette auto ogni dieci italiani: il record Ue che racconta come ci muoviamo davvero

In Italia ci sono 709 auto ogni mille abitanti, il dato più alto nell’Ue. Perché ne abbiamo così tante, quanto ci costano e come sta cambiand

Sette auto ogni dieci italiani: il record Ue che racconta come ci muoviamo davvero

Sette auto ogni dieci abitanti. È il rapporto che mette l’Italia al primo posto nell’Unione europea per tasso di motorizzazione: 709 vetture ogni mille persone nel 2025, contro una media Ue di 584. Il dato non significa che sette italiani su dieci possiedano personalmente un’automobile. Racconta qualcosa di più complesso: oltre 41 milioni di vetture, famiglie con più di un mezzo, un parco circolante tra i più anziani d’Europa e un Paese nel quale l’auto continua a coprire la maggior parte degli spostamenti. Capire perché significa guardare non soltanto ai garage, ma a come sono fatti le città, il lavoro, i trasporti e persino i bilanci delle famiglie.

C’è un numero che, da solo, sembra raccontare l’Italia meglio di molte fotografie di strade congestionate e parcheggi pieni.

709 sono le automobili ogni mille abitanti registrate in Italia nel 2025. Nessun altro Paese dell’Unione europea ne conta così tante in rapporto alla popolazione.

La media Ue si ferma a 584 auto ogni mille abitanti. Dopo l’Italia vengono Finlandia, Cipro e Lussemburgo, tutti, comunque, distanti dal dato italiano. Complessivamente, sulle strade dell’Unione circolano più di 260 milioni di automobili; oltre 41 milioni sono registrate in Italia. Lo certificano gli ultimi dati Eurostat sul parco automobilistico europeo.

Ma la parte più interessante comincia proprio dopo il numero. Perché abbiamo bisogno di così tante automobili?

Sette auto ogni dieci italiani non significa che il 70,9% possieda un’auto

La prima cosa da chiarire è anche una delle più importanti.

709 vetture ogni mille abitanti non equivale a dire che il 70,9% degli italiani possiede un’automobile.

Il tasso di motorizzazione mette in rapporto il numero delle autovetture registrate con la popolazione residente.

Dentro quei 709 veicoli ci sono, quindi, famiglie senza automobile e famiglie che ne possiedono due o tre, seconde auto, vetture intestate a società e mezzi utilizzati per attività professionali.

È un indicatore della densità automobilistica del Paese, non una percentuale di proprietari.

La differenza non è soltanto statistica. Aiuta a capire perché il dato italiano non possa essere letto semplicemente come una particolare passione nazionale per le quattro ruote.

Una macchina può essere una scelta, ma può anche essere lo strumento che permette di raggiungere il luogo di lavoro, accompagnare un figlio a scuola, andare da un medico o arrivare alla stazione più vicina.

Ed è qui che il record automobilistico comincia a diventare un dato sociale.

L’automobile resta il nostro principale mezzo di trasporto

Nonostante il modo di muoversi stia lentamente cambiando, l’auto privata continua ad avere un peso nettamente superiore alle altre modalità di trasporto.

Secondo gli ultimi dati Istat sulla mobilità degli italiani, nel primo semestre del 2025 l’automobile ha rappresentato il 60,8% degli spostamenti. La percentuale è scesa rispetto al 63,1% dello stesso periodo del 2024, ma resta ampiamente dominante.

Nello stesso periodo il trasporto pubblico si è fermato all’8,9%, pur recuperando terreno rispetto all’anno precedente. Bicicletta e micromobilità hanno, invece, superato per la prima volta complessivamente il 5%, raggiungendo il 5,2%.

Qualcosa, quindi, si muove, ma il divario rimane enorme e, soprattutto, il trasporto pubblico non è un’alternativa altrettanto semplice per tutti.

Una famiglia su tre segnala difficoltà con i mezzi pubblici

Nel Rapporto SDGs 2026, l’Istat rileva che nel 2025 il 34% delle famiglie italiane dichiara difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici.

È un dato leggermente migliore rispetto al 34,5% dell’anno precedente, ma peggiore rispetto al 30,5% registrato nel 2015. Allo stesso tempo, soltanto il 13,9% della popolazione utilizza assiduamente i mezzi pubblici. L’offerta di trasporto pubblico locale nei comuni capoluogo è rimasta sostanzialmente stabile nel 2024. I numeri sono raccolti nel Rapporto Istat sulla sostenibilità delle città e dei trasporti.

Il dato non dimostra che chiunque abbia difficoltà con autobus o treni sia automaticamente costretto a comprare un’automobile, ma aiuta a leggere il record italiano da un’altra prospettiva.

La dipendenza dall’auto non nasce soltanto dalla scelta del mezzo. Dipende anche dalle alternative disponibili.

Il problema è particolarmente evidente quando ci si allontana dai grandi centri urbani, dove densità della popolazione, distanze e frequenza dei collegamenti possono rendere molto più complesso costruire un’offerta di trasporto collettivo capillare.

Persino nelle città la disponibilità di metro, tram e ferrovie suburbane resta molto disomogenea. LaNotizia aveva già raccontato il divario italiano nel trasporto urbano su ferro, mostrando quanto la dotazione infrastrutturale possa incidere sulle possibilità concrete di lasciare l’auto a casa.

Avere tante auto non significa avere auto nuove

C’è poi un secondo paradosso.

Il Paese con più automobili per abitante nell’Unione europea possiede anche un parco circolante molto anziano.

Secondo l’Annuario statistico dell’Automobile Club d’Italia, l’età mediana delle vetture italiane ha raggiunto 13 anni. Circa il 24% delle automobili appartiene ancora alle classi Euro 0, Euro 1, Euro 2 o Euro 3 e ha quindi almeno 19 anni.

Il parco aumenta perché entrano più vetture di quante ne vengano radiate, ma il ricambio procede lentamente.

Nel 2024 le prime iscrizioni al Pra sono state poco meno di 1,6 milioni, mentre le radiazioni sono state circa 1,245 milioni. Il saldo positivo ha aggiunto quasi 350mila automobili al parco esistente.

In altre parole, le auto nuove entrano, ma quelle vecchie escono lentamente.

È uno dei motivi per cui il numero complessivo continua a crescere senza produrre automaticamente un ringiovanimento del parco.

L’usato corre più del nuovo

Anche il mercato del 2026 offre un altro indizio.

Nei primi cinque mesi dell’anno, secondo ACI, in Italia sono state vendute 173 automobili usate ogni 100 nuove. Nel solo maggio il rapporto è stato di 151 a 100.

Il dato non può essere interpretato automaticamente come una misura della difficoltà economica delle famiglie: l’acquisto di un usato può dipendere da prezzo, disponibilità, tempi di consegna o semplice preferenza, ma conferma quanto il mercato della seconda mano sia diventato centrale.

E si inserisce in un quadro nel quale sostituire un’automobile significa assumersi una spesa importante proprio mentre il mezzo, per moltissime famiglie, rimane difficile da eliminare.

Quanto ci costa vivere con 41 milioni di automobili

Il record italiano ha, infatti, anche un peso economico.

La spesa complessiva collegata all’utilizzo delle autovetture ha superato 165 miliardi di euro, secondo le elaborazioni ACI.

La voce più consistente è stata l’acquisto e l’ammortamento dei veicoli, circa 53 miliardi di euro. Seguono i carburanti, con circa 41 miliardi, e manutenzione e riparazioni, per oltre 29 miliardi.

Considerando l’intero parco, ACI calcola una spesa media vicina ai 4mila euro l’anno per automobile. Nel totale rientrano anche assicurazioni, tasse automobilistiche, pedaggi e parcheggi.

Naturalmente non ogni automobilista spende 4mila euro: è una media ottenuta distribuendo la spesa complessiva sull’intero parco, ma dà la misura economica di un sistema nel quale l’automobile non è soltanto un mezzo di trasporto.

È un pezzo consistente dei consumi delle famiglie e dell’economia nazionale.

Ed è proprio qui che la questione della mobilità diventa anche una questione sociale: quanto costa poter raggiungere i luoghi della propria vita quotidiana?

Il mercato sta cambiando più velocemente del parco circolante

C’è poi un’altra Italia automobilistica che emerge guardando non alle vetture già in strada, ma a quelle che stiamo comprando oggi.

Nei primi sette mesi del 2026 le auto ibride hanno raggiunto quasi la metà delle nuove immatricolazioni, con una quota del 49,5%. Le elettriche pure sono arrivate all’8,1%, mentre le ibride plug-in hanno raggiunto il 9,2%. Benzina e diesel hanno continuato a perdere terreno.

È una trasformazione significativa, ma c’è una differenza fondamentale tra il mercato del nuovo e il parco circolante.

Il primo può cambiare rapidamente perché fotografa ciò che viene acquistato in pochi mesi. Il secondo contiene oltre quarantuno milioni di automobili accumulate in decenni.

Per modificare davvero la composizione delle vetture che circolano sulle strade italiane servono, quindi, anni.

È possibile avere contemporaneamente vendite sempre più orientate verso motorizzazioni nuove e un parco complessivo che continua a essere molto vecchio.

Non è una contraddizione: sono due velocità diverse della stessa trasformazione.

Più alternative non significa necessariamente niente auto

I dati mostrano anche che le abitudini possono cambiare senza che l’automobile scompaia.

Tra il 2024 e il primo semestre del 2025 la quota degli spostamenti effettuati con l’auto è diminuita, mentre sono cresciuti trasporto pubblico, bicicletta e micromobilità.

È un passaggio interessante perché sposta la domanda.

Forse il punto non è immaginare un Paese nel quale nessuno possieda più un’automobile.

La questione è capire quanti spostamenti debbano necessariamente essere fatti in auto e quanti possano, invece, essere effettuati in altro modo quando esiste un’alternativa efficiente.

Un’automobile può restare indispensabile per un viaggio fuori città e diventare superflua per percorrere tre chilometri.

Può essere necessaria in un piccolo comune e molto meno in un quartiere servito da metropolitana, tram, autobus e ferrovia.

Il numero delle auto dice dunque molto, ma non dice tutto.

Il vero dato da osservare è quanto possiamo scegliere

709 auto ogni mille abitanti è un record Ue e fotografa una caratteristica strutturale della mobilità italiana, ma sarebbe riduttivo leggerlo soltanto come la prova che agli italiani piace guidare.

Nello stesso Paese in cui circolano oltre 41 milioni di automobili, una famiglia su tre segnala difficoltà nei collegamenti con i mezzi pubblici; l’auto continua a coprire circa sei spostamenti su dieci; il parco ha un’età mediana di 13 anni e sul mercato dell’usato passano molte più vetture che su quello del nuovo.

Mettendo insieme questi numeri emerge un’Italia in cui possesso dell’automobile e libertà di movimento sono ancora strettamente collegati, ma nella quale qualcosa comincia lentamente a cambiare.

Ed è forse questo il dato più interessante da osservare nei prossimi anni. Non semplicemente quante auto avremo, ma quante volte potremo realmente scegliere di non usarle.