Non solo la conduzione di Report. Nel mirino delle destre – e dei giornali al seguito – ora finisce anche la scorta di Sigfrido Ranucci. Il nuovo fronte lo apre la presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo (FdI). Il potenziamento della scorta “nei fatti ormai non più necessario”, taglia corto la fedelissima di Giorgia Meloni in un’intervista a Repubblica.
La protezione al conduttore della trasmissione di inchiesta di Rai 3 era stata rafforzata dopo l’attentato subito nell’ottobre scorso, commissionato a sua insaputa, secondo la Procura di Roma, dall’ex editore Valter Lavitola, attualmente detenuto nel carcere di Rebibbia.
“Ranucci è sempre la vittima – ha aggiunto Colosimo –. Né qualcuno pensa che gli vada tolta la protezione”. Né, precisa, “intendo interferire con indagini in corso”. Tanto basta, in ogni caso, a costringere il diretto interessato a replicare alla deputata di Fratelli d’Italia. “Non spetta alla Colosimo” decidere sulla scorta assegnatagli risponde il giornalista alla presidente dell’Antimafia.
Non solo Report, Ranucci torna a parlare in pubblico
Quanto all’inchiesta che vede indagato Lavitola (presunto mandante) e altre quattro persone (esecutori materiali secondo i pm) per l’attentato ai sui danni, Ranucci taglia corto: “Parlerò, ma per rispetto prima con la magistratura”. Circa invece la sua possibile sostituzione alla conduzione di Report, il giornalista è lapidario: “L’azienda può fare quello che vuole, è l’azienda”. Bollando come “un attacco vergognoso” il processo mediatico a cui è sottoposto ormai da settimane.
Nel turbinio di un’altra giornata di polemiche, ci pensa però il Cdr del Tg3 a fare quadrato intorno a Report a prescindere da Raucci. “Le giornaliste e i giornalisti del Tg3 assistono basiti e preoccupati dall’operazione di attacco portato contro un intero programma di punta di Rai3 – mettono nero su bianco –. La vicenda giudiziaria di Ranucci farà il suo corso, la magistratura accerterà ogni aspetto di un’inchiesta che lo vede attualmente solo vittima”.
Ciò detto, proseguono, “è inaccettabile che ciò diventi il pretesto per distruggere un programma che è una parte fondamentale della storia del servizio pubblico in Italia. Report è le sue inchieste: conta solo se quello che ha rivelato è vero o falso. E quello che ha rivelato ha resistito sempre al vaglio di ogni querela di parte, oltre a ottenere enormi ascolti a fronte di budget limitati. Crediamo quindi che sia proprio questo a dare fastidio”.
E concludono: “La pubblicazione di costi lordi di produzione (comprensivi di spese di trasferte, hotel, troupe ecc) spacciati per compensi degli inviati è l’ennesima prova di malafede – continua la nota – Colpisce infine, ma non stupisce, che la campagna più accanita contro Report venga portata avanti da una testata appartenente al gruppo editoriale direttamente concorrente di Rai3, che da mesi erode il pubblico della nostra rete, cioè anche il nostro. A noi il disegno pare fin troppo chiaro. Allora diciamo ancora una volta ai dirigenti della nostra azienda, a prescindere da Ranucci: salviamo Rai3, non muoia Rai3, viva Rai3”.
Le indagini sull’attentato a Ranucci
Sul fronte dell’inchiesta, nei prossimi giorni tutti gli arrestati nella vicenda dell’attentato (presunti mandante ed esecutori) al conduttore di Report cercheranno di fornire tasselli importanti nelle proprie versioni su quanto accaduto la notte del 16 ottobre del 2025. Lavitola è pronto a fare dichiarazioni spontanee al tribunale del Riesame (forse già nella prima metà della prossima settimana) per replicare alle motivazioni che lo scorso 12 agosto avevano portato al rigetto da parte del gip della richiesta di scarcerazione dei suoi legali.
I quattro componenti del presunto commando che ha piazzato l’ordigno avranno invece per la prima volta un confronto con i magistrati: i difensori hanno depositato la richiesta di interrogatorio ai pm della Dda di Roma, considerando che finora gli stessi si erano sempre avvalsi della facoltà di non rispondere. Non si esclude che possano essere ascoltati già in settimana.