Hormuz, Trump scherza col fuoco: sullo Stretto resta lo stallo e adesso l’Iran minaccia di colpire le basi Usa in Europa

Trump tra sparate e smentite: Hormuz resta in stallo. E ora l'Iran minaccia di colpire le basi americane in Europa.

Hormuz, Trump scherza col fuoco: sullo Stretto resta lo stallo e adesso l’Iran minaccia di colpire le basi Usa in Europa

Provocazione su provocazione, minaccia dopo minaccia, lo Stretto di Hormuz è ancora bloccato e la guerra Usa-Iran resta in stallo permanente.

Se da una parte Trump continua a dire che i colloqui di pace proseguono sottotraccia, salvo poi rimangiarsi tutto, smentendo anche il suo stesso inviato in Medio Oriente, Jared Kushner, negando che ci siano interlocuzioni con gli iraniani; dall’altra lo stesso presidente Usa non perde occasione per spararla grossa. Questa la sua ultima sua affermazione, per così dire, “sopra le righe”: «Hormuz è territorio degli Stati Uniti!».

Hormuz, la provocazione dell’annessione

Una provocazione bella e buona, con tanto di post della mappa dell’area, proprio dopo che il ministro degli Esteri dell’Iran, Abbas Araghchi, aveva dichiarato di puntare alla fine della guerra e non a una semplice tregua. Insomma, un passo avanti sulla strada della distensione e due indietro.

A Fox News, Kushner aveva detto che il dialogo tra il governo Usa e quello iraniano si sta intensificando: “Trump farà un accordo quando le condizioni saranno mature”. Poche ore dopo, su Truth, il Presidente ha postato parole esattamente contrarie: ”Non sono in corso, né sono previsti, colloqui o conversazioni con l’Iran. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo. Tutte le mine navali sono state rimosse o fatte brillare”. Per poi rilanciare la farneticazione di Hormuz territorio americano: “New Us Territory”.

Teheran, risposta con minacce

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. “Così come Trump ha scritto correttamente il nome dell’eterno Golfo Persico, la sua illusione sullo stretto di Hormuz verrà presto corretta. Oppure correggeremo noi le illusioni di quest’uomo illuso”, ha scritto il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi su X.

L’Iran ha pure ribadito che lo stretto è chiuso e che deve essere rispettato l’accordo: revoca del blocco marittimo e delle sanzioni petrolifere, sblocco dei beni iraniani e fine delle operazioni militari. Concetti simili li ha espressi in un post su X Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale (SNSC): «Il divario tra l’incapacità dell’America di riaprire lo Stretto di Hormuz e la sua pretesa di possederlo è maggiore delle 7.000 miglia di distanza che separano Washington dallo stretto stesso. Benvenuti in un ordine post-americano nel Golfo Persico».

Questo scambio di dichiarazioni ha comportato, come riportato dall’agenzia Reuters, un rallentamento del traffico nello Stretto. In assenza di indicazioni chiare sulla sua riapertura, gli armatori hanno preferito evitare il passaggio a Hormuz. Naturalmente, Trump ha voluto smentire anche questa notizia. «La scorsa notte sono transitate molte navi nello stretto», ha detto ai giornalisti alla Casa Bianca.

«Abbiamo il possesso, il completo controllo dello stretto», ha aggiunto.Le provocazioni del tycoon e la sua eventuale intenzione di riprendere e intensificare il conflitto non potevano che mettere in allerta l’apparato militare iraniano. In caso di escalation, Teheran, temendo che una nuova fase di guerra sia sempre più probabile, potrebbe prendere in considerazione l’idea di colpire le basi americane nel Sud-Est dell’Europa. Lo scrive il Financial Times, sulla base di fonti vicine al regime iraniano, secondo le quali tra gli obiettivi ci sarebbe la Bulgaria, dopo che il mese scorso il governo di Sofia ha autorizzato l’utilizzo della base aerea di Bezmer da parte di mezzi aerei statunitensi, e anche Cipro, dove a marzo la base britannica di Akrotiri era stata colpita da un drone.

Sempre secondo il quotidiano britannico, in caso di un ulteriore inasprimento del conflitto, le forze iraniane avrebbero inoltre messo in cantiere la possibilità di attaccare i cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz.

La replica della Nato

In questo scambio muscolare, anche la Nato, timidamente, si rifà viva, dichiarandosi pronta ad affrontare qualsiasi minaccia per difendere gli alleati: «Come già dimostrato quest’anno, quando le difese aeree della Nato hanno intercettato con successo, in quattro diverse occasioni, missili balistici diretti verso la Turchia dall’Iran, la nostra postura di deterrenza e difesa è solida ed efficace. La Nato è pronta ad affrontare qualsiasi minaccia e farà sempre tutto il necessario per difendere gli Alleati».