Crisi di governo in Spagna, gli indipendentisti catalani di Puigdemont mollano Sanchez che pensa alle urne anticipate: lunedì la decisione

I sette voti di Puigdemont bocciano il piano anti-sfratti. Sanchez potrebbe trasformare la sconfitta in un'arma elettorale.

Crisi di governo in Spagna, gli indipendentisti catalani di Puigdemont mollano Sanchez che pensa alle urne anticipate: lunedì la decisione

Il premier spagnolo Pedro Sanchez si prende il weekend per decidere se staccare la spina al suo governo. Lunedì dirà se portare il Paese a elezioni anticipate. A innescare la crisi è stata la bocciatura in Parlamento dei due decreti sulla casa, affossati venerdì dai sette voti contrari di Junts, il partito dei nazionalisti conservatori catalani di Carles Puigdemont, decisivi per la tenuta della maggioranza. Inutile l’intervento in aula dello stesso Sánchez.

I provvedimenti erano la risposta del governo al “caso Maricarmen“, l’anziana sfrattata a Madrid da un fondo di investimento, diventata il simbolo dell’emergenza abitativa spagnola. La ministra dell’Edilizia Isabel Rodríguez ha ricordato in aula che il 90% delle proposte di Junts era già stato accolto nei testi. Inutile: il partito di Puigdemont voleva rinegoziare tutto, il governo è andato dritto al voto. E ha perso, certificando che la maggioranza su cui si regge l’esecutivo di minoranza progressista non esiste più.

Dietro il no catalano c’è un calcolo elettorale. Junts avrebbe potuto tranquillamente astenersi e lasciar passare i decreti. Ha scelto invece lo scontro frontale. Il partito è l’anima di destra del nazionalismo catalano, mentre la sinistra di Erc ha votato a favore. Tra i suoi elettori pesano i piccoli proprietari, che a suo dire sarebbero stati penalizzati da decreti giudicati fin troppo progressisti.

E i sondaggi in Catalogna lo danno appena terza forza, superato dall’ultradestra di Aliança Catalana. Con le elezioni generali comunque in calendario nel 2027, la priorità per Puigdemont è non perdere altro terreno in casa, anche a costo di far saltare il banco a Madrid.

Ma la crisi di governo potrebbe essere positiva per Sanchez

Il paradosso è che la rottura potrebbe non dispiacere troppo a Sánchez. Non a caso il premier ha insistito sul voto palese. Ora ha un alleato su cui scaricare la colpa, e l’indignazione per lo stop alle misure sulla casa potrebbe spingere la sinistra abbastanza in alto da giocarsela con il Partido Popular e con Vox. Il leader popolare Alberto Núñez Feijóo il voto anticipato lo chiede già.

Se Sánchez sceglierà le urne, punterà sulla prima data utile: domenica 29 novembre. Uno dei governatori socialisti l’ha messa così: andare al voto con la crisi abitativa al centro, invece di quella dei migranti di Ceuta, sarebbe un’occasione forse irripetibile per un governo già in crisi di credibilità.

L’alternativa è tirare avanti fino alla scadenza naturale, con la legge di bilancio all’orizzonte e una maggioranza che non c’è più. Ma il vero freno al voto sta a sinistra del Psoe. Sumar, socio di minoranza nel governo, non ha ancora un candidato leader né un simbolo con cui presentarsi. “Indire le elezioni è una decisione che spetta al presidente”, mette le mani avanti il ministro per i Diritti sociali Pablo Bustinduy alla tv pubblica Tve: “A sinistra saremo pronti per qualsiasi scenario, ma abbiamo ben chiaro l’ordine delle priorità”.

E la priorità, dice, è la casa. Domenica Movimento Sumar, Izquierda Unida, Más Madrid e Comuns si riuniranno per analizzare il quadro politico e tracciare la rotta del cosiddetto “Frente Amplio“. Il coordinatore di Izquierda Unida, Antonio Maíllo, chiede di “accelerare” su “una candidatura comune”. Senza una spalla forte, però, per Sánchez la scommessa delle urne si fa più rischiosa.