Una Nato dentro la Nato, il Pentagono si fa la sua Alleanza: sei invitati da Washington, gli altri restano in corridoio

Colby riunisce sei alleati in Polonia. Fuori i primi tre in spesa sul Pil e Roma, mentre la Danimarca potrebbe entrare con le basi

Una Nato dentro la Nato, il Pentagono si fa la sua Alleanza: sei invitati da Washington, gli altri restano in corridoio

A Bergen, sulla costa occidentale della Norvegia, a giugno Elbridge Colby, sottosegretario alla Guerra per la politica del Pentagono, ha radunato sei alleati scelti uno per uno, Norvegia, Svezia, Finlandia, Polonia, Germania e Paesi Bassi, e poi ha spiegato sui social che erano quelli “pronti a passare alle cose pratiche”. Il mese prossimo il gruppo si ritrova in Polonia, ha scritto ieri Politico citando sei diplomatici, e la porta resta chiusa per Regno Unito, Francia e i tre Paesi baltici. Dentro la Nato adesso c’è una Nato più piccola. La lista degli invitati, che nessuno ha mai votato, la compila Washington.

Lo chiamano già Bergen Group e chi siede al tavolo giura che serva a portare idee all’Alleanza intera. Solo che arriva dopo mesi di minacce messe per iscritto: ad aprile Politico aveva rivelato che la Casa Bianca teneva una specie di lista dei buoni e dei cattivi per punire chi aveva negato il proprio appoggio alla guerra all’Iran, e nello stesso mese la Reuters aveva raccontato una mail interna del Pentagono che fra le opzioni metteva perfino la sospensione della Spagna dalla Nato.

Il copione l’aveva recitato a dicembre Pete Hegseth, segretario alla Guerra (così a Washington hanno ribattezzato la Difesa), dal palco del Reagan National Defense Forum: gli «alleati modello» come Israele, Corea del Sud, Polonia, «sempre di più la Germania» e i Baltici avrebbero ricevuto «il nostro favore speciale», gli altri avrebbero affrontato «conseguenze». Dieci mesi dopo i Baltici aspettano fuori e la Corea del Sud, come ricorda Politico, si è vista ridimensionare un’esercitazione congiunta mentre Donald Trump si lamentava del suo rifiuto di unirsi alla guerra. Gli alleati modello durano una stagione.

Una Nato (smart) dentro la Nato: il registro di classe

Il criterio dichiarato è la spesa militare, e qui il registro si compila da solo. Secondo le stime che la Nato ha pubblicato a luglio per il vertice di Ankara, nel 2026 la Lituania spende per la difesa in senso stretto il 5,33 per cento del prodotto interno lordo, l’Estonia il 5,1, la Lettonia il 4,92: sono i primi tre dell’Alleanza, cioè proprio i tre lasciati fuori. La Germania, che siede a ogni riunione, nelle stesse tabelle Nato sta al 2,69 per cento. «Facciamo tutto quello che ci viene chiesto», ha detto a Politico il funzionario di un Paese escluso, «stiamo cercando di capire quali siano i criteri». La Casa Bianca ha taciuto e il Pentagono ha rifiutato di commentare: i criteri, evidentemente, si spiegano solo ai promossi.

Il premio per chi cede

Il caso più istruttivo è la Danimarca: per mesi Trump ha preteso di annettersi la Groenlandia, poi il 22 settembre a margine dell’Assemblea generale dell’Onu Copenaghen ha firmato l’accordo che dà agli Stati Uniti nuove aree militari a Narsarsuaq e Mestersvig, e adesso, secondo una fonte sentita da Politico, potrebbe entrare nel club. Trump l’ha chiamato “un sogno che si avvera” e ha promesso due grandi basi. La tessera insomma si paga in basi.

Qui da noi conviene leggere bene l’elenco, perché l’Italia nella lista non c’è. Le stime della Nato ci danno al 2,1 per cento, appena sopra la vecchia soglia del 2. A fine marzo il governo aveva negato a un bombardiere americano l’atterraggio a Sigonella, salvo poi affidare a una nota di Palazzo Chigi la precisazione di agire “nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti”. Se sia questo il motivo dell’esclusione nessuno lo dice, perché a Washington nessuno spiega niente. Mezzo no e mezza scusa: il voto in condotta di chi vuole piacere a tutti.

A Bergen le sedie erano sei. In Polonia potrebbero diventare sette e a scegliere gli ospiti resta lo stesso Colby che ha voluto l’iniziativa. In corridoio, ad aspettare un criterio, restano i tre Paesi che in proporzione spendono di più e uno dei dodici che nel 1949 la Nato l’hanno fondata.