Protesta degli studenti in Francia, è alta tensione: 625 fermi e preside aggredito a Marsiglia

Dopo giorni di proteste e davanti agli scarsi riscontri da parte dell’Eliseo, gli studenti francesi sono in rivolta. L’ondata di manifestazioni, iniziata a Parigi il 25 settembre e successivamente estesa ad altre città francesi, ha coinvolto centinaia di licei e, da oggi, anche gli studenti universitari, con episodi di violenza e scontri con la polizia. Stando a quanto riportano i media transalpini, i liceali denunciano carenze strutturali e di risorse, ritmi scolastici eccessivi e contestano il meccanismo di accesso all’università.

La protesta è sfociata anche in violenti scontri. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno francese Laurent Nuñez, nella giornata di mercoledì sono state fermate 625 persone. Pesante anche il bilancio degli scontri, con 119 studenti e membri del personale scolastico feriti, ai quali si aggiungono 83 agenti di polizia e gendarmi feriti.

Particolarmente grave la situazione che si è registrata a Marsiglia, dove alcuni membri del personale scolastico sono stati aggrediti e cosparsi di benzina. Tra loro anche il preside di un liceo. L’episodio ha suscitato particolare allarme, mentre le autorità sono intervenute per riportare la situazione sotto controllo.

Il governo francese si riunisce

Con la situazione che continua a deteriorarsi, il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato una riunione di crisi e, vista la delicatezza del momento, ha invitato i ministri a cancellare i viaggi previsti nei prossimi giorni per poter gestire la situazione.

Come riporta Askanews, le manifestazioni e i blocchi, iniziati la scorsa settimana, sono diventati un punto critico per il governo in un momento delicato. L’esecutivo ha infatti annunciato un piano di tagli alla spesa nell’ambito del bilancio per il 2027, contestato dai manifestanti.

Alla base delle proteste ci sono diverse questioni legate al sistema scolastico francese, tra cui la carenza di personale e le condizioni degli istituti, ma anche le misure economiche annunciate dal governo. La mobilitazione, partita dai licei, si è quindi estesa anche al mondo universitario, aumentando la pressione sull’esecutivo di Lecornu.