Dopo la condanna in primo grado di tre 007 egiziani per il sequestro di Giulio Regeni, il ricercatore friulano trovato morto nel 2016 con evidenti segni di violenze e torture, continua il dibattito in Italia sui rapporti con l’Egitto. Da un lato ci sono le opposizioni, che chiedono di interrompere i rapporti con il Cairo; dall’altro il governo, che prima di compiere eventuali passi intende attendere l’esito di tutti i gradi di giudizio.
I tre agenti dei servizi segreti egiziani sono stati condannati dalla Corte d’Assise di Roma a dieci anni di carcere per il sequestro di Regeni, mentre gli stessi giudici hanno fatto cadere l’accusa di omicidio. Inoltre un quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato assolto.
A ribadire la linea del governo è stata la premier Giorgia Meloni, a margine dell’inaugurazione del 66° Salone nautico internazionale di Genova. Ai cronisti che le chiedevano quali iniziative intendesse assumere dopo la sentenza, la presidente del Consiglio ha spiegato: “Per quel che riguarda la sentenza Regeni chiaramente siamo di fronte a una sentenza che non è definitiva, ci sono tre gradi di giudizio, all’esito della sentenza ovviamente andrà dato seguito, io non sono tra coloro che ritengono che per risolvere il problema chiudere i rapporti diplomatici con l’Egitto aiuti, piuttosto crea maggiori difficoltà”.
Poi la premier ha tenuto a precisare che, in ogni caso, “non è stato questo governo a riaprire i rapporti diplomatici con l’Egitto, è stato il governo Gentiloni. Forse anche chi ci ha preceduto riteneva che la strada diplomatica potesse aiutare”.
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