Regeni, dieci anni ai tre 007 egiziani. Ma per l’omicidio nessuno paga. I familiari: “Siamo soddisfatti. Fiducia nella giustizia ben riposta”

L'avvocato Ballerini: "Adesso l'Italia deve rompere i rapporti con l'Egitto". Stessa richiesta dall'opposizione: "Meloni chiami Alsisi e chieda l'estradizione"

Regeni, dieci anni ai tre 007 egiziani. Ma per l’omicidio nessuno paga. I familiari: “Siamo soddisfatti. Fiducia nella giustizia ben riposta”

Dieci anni per il sequestro, ma nessuna condanna per l’omicidio di Giulio Regeni. Dopo una camera di consiglio di circa otto ore, la Prima Corte d’Assise di Roma ieri ha condannato i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, tutti dei servizi di sicurezza egiziani. Assolto il generale Tariq Sabir. Un verdetto che vede cadere l’accusa più pesante, quella di aver ucciso il ricercatore, contestata a Sharif, per il quale la Procura aveva chiesto l’ergastolo. Per gli altri tre erano stati chiesti 17 anni e mezzo.

La Corte ha disposto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. I tre sono stati inoltre condannati in solido al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali nei confronti delle parti civili, da liquidare in separato giudizio. La Corte ha assegnato provvisionali immediatamente esecutive per complessivi 650 mila euro: 200 mila a Claudio Regeni, 200 mila a Paola Deffendi, 100 mila a Irene Regeni e 150 mila alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

“Siamo soddisfatti”

Uscendo da un’aula gremita, i genitori di Giulio hanno detto soltanto: “Siamo soddisfatti”. Nessun rimpianto pubblico per l’omicidio mancato. A parlare per loro è stata l’avvocata Alessandra Ballerini, che ha letto un documento e ha indicato la strada: “adesso l’Italia deve rompere i rapporti con l’Egitto”. Non è una richiesta di poco conto, per un Paese che con il Cairo continua a fare affari e diplomazia.

“La nostra fede è stata ben riposta: da oggi i cittadini di tutto il mondo possono sentirsi più sicuri. Da oggi i regimi, con i loro apparati e le loro divise, saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile, cosi come i loro corpi, che l’impunità può essere sconfitta, e l’arbitrio può trovare un argine nelle democrazie”, ha aggiunto Ballerini.

La soddisfazione della procura

Soddisfatto anche il procuratore capo Francesco Lo Voi, arrivato in aula per la lettura del dispositivo. Le condanne, ha detto, non riguardano tutti i reati contestati, ma sanzionano un’attività “posta in essere da rappresentanti dello stato egiziano”. Il risultato, ha aggiunto, è arrivato nonostante una cooperazione da parte delle autorità egiziane “non particolarmente proficua“.

Un eufemismo, visti i numeri. Dall’Egitto sono arrivate due sole rogatorie, con undici richieste, tutte evase da Roma. Su 64 richieste italiane, solo 25 hanno avuto risposta. Ne restano al palo 39: dai tabulati delle celle telefoniche ai profili biologici sugli indumenti di Regeni, fino agli atti della National Security sul monitoraggio del ricercatore. Per la Procura non sono dimenticanze, ma silenzi selettivi proprio sugli elementi che avrebbero allargato il perimetro delle responsabilità.

Lo Voi rivendica due passaggi fondamentali. Il primo: aver tirato fuori il caso dal “pantano” in cui rischiava di non poter procedere, anche grazie alla Corte costituzionale che nel 2023 ha stabilito che non c’è immunità per il reato di tortura e che non è accettabile la paralisi del processo. Il secondo: aver celebrato un giudizio davanti a una corte autonoma e indipendente, con gli imputati assenti difesi d’ufficio. E ha ringraziato il pm Sergio Colaiocco, che segue il caso da anni.

I condannati da contumaci non possono impugnare la sentenza

E adesso? La condanna sarà subito esecutiva. Gli imputati, però, non si sono mai presentati in un’aula di Roma, e da contumaci non possono impugnare la sentenza. Le cose cambierebbero se uno di loro comparisse davanti a un pubblico ufficiale o nominasse un difensore di fiducia: scatterebbe la “rescissione del giudicato”, con la possibilità di rimettere in discussione il verdetto.

Resta naturalmente aperta la strada di una richiesta di estradizione all’Egitto, sebbene sembrerebbe “politicamente” improbabile. Quanto a un eventuale ricorso della Procura contro l’esclusione dell’omicidio, Lo Voi rinvia tutto alle motivazioni: “È tutto da vedere”. “Al di là delle singole condanne, è evidente che l’impianto probatorio sostenuto dalla Procura ha superato il vaglio della Corte. Dovremo evidentemente leggere le motivazioni”, ha concluso.

“Meloni si muova”

E in campo è scesa anche la politica, che chiede al governo di agire. “Ora Giorgia Meloni chiami immediatamente Al Sisi e pretenda l’estradizione dei condannati in Italia. Non sono più accettabili silenzi o ambiguità nei rapporti con l’Egitto”, ha attaccato Angelo Bonelli. “Il tribunale ha riconosciuto infatti l’impianto accusatorio e aperto le porte alla verità. Rompere i rapporti con l’Egitto è diventato un obbligo per il nostro Paese”, gli ha fatto eco  il deputato del PD Luca Pastorino.