La risposta è stata recapitata in poche ore, e non è stata tenera. Mentre alcuni esponenti del centrodestra e i quotidiani della galassia Angelucci continuavano a mettere nel mirino la dottoressa Donatella Casari, la giudice incaricata del ricorso d’urgenza di Sigfrido Ranucci contro la Rai, la magistratura ha scelto di non lasciare sola la collega del Tribunale del Lavoro di Roma che venerdì scorso si era riservato di decidere sul ricorso d’urgenza presentato dai legali del giornalista contro la rimozione dalla conduzione di Report, decisa dalla Rai a fine agosto.
La giudice, ritenendo il procedimento cautelare sufficientemente istruito, la scorsa settimana aveva dato alle parti il termine del 30 settembre per il deposito delle note. Quindi arriverà la sentenza. Intanto era stato prorogato di 15 giorni il termine della scelta da parte del giornalista di una delle possibili destinazioni alternative offerte dall’azienda, un incarico a Rainews o al Tg3 oppure l’ufficio di corrispondenza de Il Cairo.
Ricorso Ranucci, Gasparri contro la giudice: “Per il caso Almasri si scagliò contro i vertici del governo”
Tuttavia contro la giudice fina dai giorni precedenti all’udienza si era scatenata una polemica, originata dal forzista Maurizio Gasparri, che ne aveva messo in dubbio l’imparzialità. L’ex capogruppo di FI, aveva da subito sottolineato come il ricorso di Ranucci fosse finito a una magistrata che “per il caso Almasri si scagliò contro i vertici del governo di centrodestra”. Gasparri aveva anche ricordato la vicinanza della giudice alla corrente dei magistrati di sinistra Area (Area Democratica per la Giustizia).
“Nessuno ci può vietare di pensar male”, aveva aggiunto. Poi si era accodato anche il deputato Pietro Pittalis, vicepresidente della commissione Giustizia, il quale si era spinto ad annunciare un’interrogazione al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per sapere se l’assegnazione rispettasse le regole. Non solo, aveva definito tale assegnazione del fascicolo “singolare”, visto che Casari sarebbe stata spostata “in fretta e furia” dal tribunale dei ministri alla sezione lavoro pochi giorni prima della richiesta di reintegro.
Il presidente Pontecorvo: “Assegnazione casuale”
Ieri il primo a muoversi a favore della giudice è stato Lorenzo Pontecorvo, presidente del Tribunale di Roma. In una nota il presidente ha spiegato che il fascicolo è stato assegnato alla giudice “nel rispetto delle analitiche disposizioni tabellari vigenti da anni“. Sono regole con meccanismi automatici, che garantiscono il principio costituzionale del “giudice naturale”; quello cioè precostituito per legge. Nessuna scelta a tavolino, dunque: una tabella.
Pontecorvo ha poi smontato anche il parallelo con il caso Almasri, perché quelle vicende “non sono comparabili” con la controversia di oggi, né per natura e oggetto né per le parti. E ha aggiunto il suo sostegno a una magistrata che, scrive, “dimostra quotidianamente indipendenza, imparzialità ed equilibrio”.
E il Csm apre una pratica di tutela
Quindi è arrivato anche il Csm. I consiglieri togati hanno chiesto una pratica a tutela dell’autonomia di Casari. Nel testo si sostiene che lasciar intendere che un giudice sia stato “scelto” per le sue decisioni passate è una “grave disinformazione” sul funzionamento dell’ordinamento giudiziario. Un modo, dicono, per insinuare un dubbio sull’imparzialità senza elementi legati al procedimento: “un indiretto, ma potente, tentativo di condizionamento”. Il riferimento è ad “alcuni organi di informazione”.
Gasparri insiste: “Continuo a pensare male”
Nonostante la ferma presa di posizione dei togati, ieri Gasparri non ha fatto marcia indietro. Anzi. Sottolineando che “puntuale” sono arrivate la replica del presidente del Tribunale e quella di “una corrente della magistratura”, ha ribadito i suoi attacchi. “Non mi nascondo dietro un dito e confermo che continuo a pensare male“, ha detto, pur premettendo la “certezza” che tutto si sia svolto secondo le regole e che nessun condizionamento ci si astato.
Poi però ha aggiunto che i dubbi restano: “Saranno poi i fatti a farci capire l’epilogo”. La libertà di pensiero, rivendica, consente “qualche riserva” e la franchezza di esprimerla. Fiducia nelle regole, dunque, ma sospetto instillato e confermato.
Intanto l’avvocato di Ranucci smentisce il Corriere
Sempre ieri l’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita è dovuto intervenire per rispondere a un articolo del Corriere della Sera che riferisca di come gran parte della redazione di Report fosse pronta a lasciare, in caso di reintegro del conduttore. Per il legale, invece, dopo la pubblicazione Ranucci ha ricevuto “numerosi messaggi di dissociazione” e di solidarietà personale dalla gran parte dei componenti della redazione.
Circostanza che, per l’avvocato, “esclude” che le posizioni riferite siano espressione della redazione. Ranucci, aggiunge, esprime preoccupazione: l’anonimato delle fonti e la concomitanza con la fase cautelare davanti al Tribunale del Lavoro “rischiano di turbare il sereno svolgimento della vicenda giudiziaria”. Solo tre giorni fa, il nuovo co-conduttore di Report, Daniele Piervincenzi, a Un giorno da pecora aveva ipotizzato che nel caso di un reintegro, Ranucci lo “caccerà via”.