L'Editoriale

Il doppio standard di Meloni: generatori a Kiev, 85 milioni di armi da Israele

Il doppio standard di Meloni: generatori a Kiev, 85 milioni di armi da Israele

Nove mesi. Sono passati nove mesi dall’ultimo pacchetto italiano di armi per Kiev, il dodicesimo, in Gazzetta Ufficiale il 1° dicembre 2025, mentre fra il nono pacchetto e il dodicesimo erano bastati cinque o sei mesi. Ieri, per i trentacinque anni dell’indipendenza ucraina, Giorgia Meloni si è collegata alla Coalizione dei volenterosi e ha volenterosamente confermato l’impegno italiano verso Kiev per l’inverno: l’invio di “ulteriori generatori”, scrive Palazzo Chigi. Generatori, avete letto bene. Quintali di miliardi nei prossimi bilanci e intanto inviamo materiale da campeggio.  Nel giorno in cui la Commissione europea sblocca 6,1 miliardi per difesa aerea e missili, l’Italia porta le prese di corrente.

Del resto sostegno a Kiev va esibito ai tavoli dove si pesa l’affidabilità e poi si può tenere leggerissimo a casa, dove l’elettorato non lo vuole e dove Roberto Vannacci ci ha costruito sopra un partito. A febbraio i tre deputati di Futuro Nazionale hanno votato la fiducia al governo e contro il decreto Ucraina nello stesso pomeriggio, e sono ancora in maggioranza, mentre il tredicesimo pacchetto, pronto da fine luglio aspetterà settembre. Con l’Ucraina, del resto, conta la postura: proni al bellicismo, accordati con i desiderata di Bruxelles, accondiscendenti con la fame americana. E nella liturgia del conformismo è prevista ovviamente anche la faccia di bronzo del doppio standard.

Perché mentre l’Italia inscena aiuti all’Ucraina mangiata da Putin, Israele si mangia la Palestina con gli aiuti di chi quegli aiuti li firma. Il 20 agosto Roma ha firmato con Francia, Germania e Regno Unito una nota che definisce “inaccettabile” la decisione israeliana di pubblicare i bandi per E1, le circa 3.400 case che spaccherebbero in due la Cisgiordania. Parole, parole, parole. Sotto le parole, i numeri: nel 2025, secondo l’analisi della Rete italiana pace e disarmo sulla Relazione della legge 185/90, verso Israele sono stati movimentati 22,6 milioni di euro di materiali militari su licenze vecchie, e il governo ha autorizzato imprese italiane a comprare armi da Israele per 85 milioni. Le nuove licenze restano sospese dall’ottobre 2023, questo sì.

Una volta il detto era che c’è un invaso e un invasore. Adesso va aggiornato: c’è invasore e invasore, e a distinguerli, dalle parti di Palazzo Chigi, è chi le armi te le vende.