L'Editoriale

Sotto la messa in piega la solita Meloni

Diciassette uomini in catene su un charter per Il Cairo e le immagini sul profilo della premier: la Casa Bianca lo aveva già fatto

Sotto la messa in piega la solita Meloni

Diciassette uomini in manette che salgono la scaletta di un charter per Il Cairo, scortati dagli agenti, e le immagini sul profilo di Giorgia Meloni. “Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole: proseguiremo dritti su questa strada”, ha scritto la premier. Il montaggio è quello di un trailer e il modello si riconosce: il 18 febbraio 2025 la Casa Bianca aveva pubblicato quarantuno secondi di uomini incatenati con la didascalia “ASMR: Illegal Alien Deportation Flight”, il rumore delle catene servito come suono rilassante. Ci abbiamo messo un anno e mezzo per il remake.

E dire che questa doveva essere la statista. La stessa che il 18 agosto 2025, a Washington, con le telecamere ancora accese, spiegava a Donald Trump perché fosse meglio evitare i cronisti: «I never want to speak with my press», non voglio mai parlare con la mia stampa. Quattro anni di domande centellinate: secondo i conti di Pagella Politica, nei primi nove mesi del 2025 ha risposto a 94 domande dei giornalisti contro le 138 dello stesso periodo dell’anno prima. Del resto la messa in piega tiene meglio in silenzio.

Poi sono arrivati i sondaggi. La Supermedia YouTrend di fine luglio dà Fratelli d’Italia al 26,7 per cento, sotto quota ventisette, uno dei dati più bassi della legislatura, e Futuro Nazionale di Roberto Vannacci al 7,1, davanti alla Lega. L’11 agosto il generale ha pubblicato il programma con ventidue misure di “remigrazione”. Due giorni dopo arriva il video delle manette. Lo chiamano difesa dei confini: il termine tecnico è inseguimento dell’avversario politico.

Guardiamola, la destinazione. L’aereo atterra al Cairo, capitale del Paese che per anni ha negato all’Italia perfino i recapiti dei quattro agenti della National Security imputati per il sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni, processati in contumacia a Roma con sentenza fissata al 28 settembre. Per organizzare un charter l’intesa con l’Egitto funziona benissimo, per consegnare un indirizzo no.

Dal video restano fuori i Cpr guardati da dentro. Lunedì, in quello di Palazzo San Gervasio, è morto un cittadino tunisino che era trattenuto lì, la struttura è esplosa in una rivolta, otto arresti. Quelle immagini nessuno le ha montate.

Chissà se un po’ si vergogna, oggi, chi anche a sinistra ha accreditato per anni il trucco e parrucca della destra adulta e improvvisamente moderata. La faccia sta tutta lì, nei fotogrammi di ieri: il montaggio più onesto della legislatura è quello in cui Giorgia corre dietro a un generale che le ha rubato lo spartito.