Salvini-Fontana, al Meeting di Rimini scatta la tregua armata (fino a Pontida). Il nemico da combattere è Vannacci, per ora

Incontro Salvini-Fontana a Rimini, ma tra il leader leghista e i governatori non è tornato il sereno. "Nessun passo di lato, vado avanti", dice il vicepremier

Salvini-Fontana, al Meeting di Rimini scatta la tregua armata (fino a Pontida). Il nemico da combattere è Vannacci, per ora

La stretta di mano va in scena al Meeting di Rimini: da una parte il segretario della Lega (ancora per quanto non si sa), Matteo Salvini, dall’altra il capofila dei governatori ribelli, il lombardo Attilio Fontana, uno di quelli che chiede apertamente al Capitano di “rivedere l’impostazione del partito”. Lui, il collega Massimiliano Fedriga e l’ex Doge, Luca Zaia dietro le quinte, chiedono da mesi una guida collegiale allargata del partito.

Ieri il primo incontro pubblico tra Salvini e Fontana, col segretario che prova a usare quella stretta di mano come una prova della sua forza, per diluire il peso politico della richiesta arrivata dalla Lombardia: “Sono da sempre pronto a discutere una soluzione collegiale”, ha detto ai cronisti, aggiungendo però che tra i governatori del Nord c’è “anche Alberto Stefani (un suo fedelissimo, ndr)”, non solo Fontana. E, alla domanda se sia pronto a un passo di lato, la replica è netta: “E perché? Sono pronto a un passo in avanti“.

Niente pace, solo una tregua (armata)

Il punto vero, però, è che quella siglata ieri a Rimini, non è una pace, ma al massimo una tregua armata, destinata a reggere – se regge – fino a Pontida. Il segretario incassa la stretta di mano ma non cede e liquida con una battuta anche l’ipotesi che la rivolta dei governatori possa condizionare l’appuntamento simbolo della Lega: “Non mi inquieta nulla“, assicura, dicendosi “orgoglioso, tranquillo e determinato” a vincere anche le prossime politiche. Parole che suonano più come uno scudo che come una convinzione, in un partito dove il malessere del fronte nordista non è certo rientrato con un’unica foto ricordo in fiera, e dove la resa dei conti vera è solo rimandata.

Intanto Salvini smorza i toni con gli alleati

Sul fronte delle amministrative, Salvini prova a smontare sul nascere ogni lettura conflittuale con gli alleati: “Abbiamo, da Milano a Bologna, da Torino a Verona, candidati all’altezza”, assicura, aggiungendo che la Lega non pretende nulla e, se altri partiti del centrodestra dovessero avere profili migliori, li sosterrebbe “convintamente”. Un atteggiamento morbido verso Fi e FdI sui sindaci, che stona però con la durezza mostrata su un altro fronte tutt’altro che secondario: quello delle banche.

È lì che il segretario leghista continua a marcare la sua distanza dagli alleati di governo. Salvini rilancia la richiesta di un contributo dei grandi istituti di credito alla manovra, ricordando che le banche “stanno facendo utili straordinari che non hanno precedenti nella storia della Repubblica” e citando i miliardi di utile messi a segno negli ultimi anni da Unicredit e Intesa Sanpaolo.

Una battaglia che la Lega porta avanti da settimane e che continua a incontrare le resistenze di Forza Italia, tradizionalmente vicina al mondo del credito, con Antonio Tajani che nei mesi scorsi era arrivato a bollare l’idea di una tassa sugli extraprofitti come un concetto sovietico: un solco che a Rimini non si è affatto ricomposto.

Ma il vero pericolo per il Capitano è Vannacci

Ma il vero pericolo per Salvini, più della fronda dei governatori o dei distinguo con Forza Italia, resta Roberto Vannacci. Un concorrente che rischia di erodere consensi proprio nell’elettorato più identitario della Lega, nel momento in cui Salvini sta provando a ricompattare il partito in vista di Pontida e delle prossime elezioni politiche, presentandosi come “forza di governo determinante ampiamente sopra il 10 per cento”.

Ed infatti è contro Vannacci che il leader della Lega sceglie la linea più dura della giornata: “Se ti candidi contro, poi non puoi chiedere di entrare” nel centrodestra, dice a proposito del generale, ricordando la sfida aperta in Calabria e la candidatura di un “generale della provincia di Roma” a Milano contro i partiti di maggioranza.

Salvini boccia poi punto per punto le proposte del partito di Vannacci, dall’idea di rivedere le tutele sull’aborto – “Io sono per la vita, però vorrei andare avanti, non tornare indietro” – fino all’educazione militare ai figli, materia che secondo il segretario spetta solo “alla mamma e al papà, non a un generale”.