Taglietto alle accise verso la proroga. Di tassare gli extraprofitti non se ne parla

Oggi il Cdm con una nuova mini-proroga degli sconti sulle accise. Mentre tramonta l'idea di tassare gli extraprofitti per il no di FI

Taglietto alle accise verso la proroga. Di tassare gli extraprofitti non se ne parla

Mentre i prezzi dei carburanti continuano a galoppare, il governo conferma di non avere una strategia per mettere un freno alla corsa e di fatto ci comunica che non ha alcuna intenzione di tassare gli extraprofitti. Ufficialmente perché manca l’ombrello europeo, in realtà a causa delle divisioni in maggioranza sulla questione, ovvero per il muro di Forza Italia. Ieri il prezzo medio in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è stato pari a 2,015 euro al litro per la benzina e 2,136 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è stato di 2,091 euro per la benzina e 2,207 euro per il gasolio.

Taglietto alle accise verso la proroga. Di tassare gli extraprofitti non se ne parla

Alla vigilia della scadenza dello sconticino di 17 centesimi al litro sul gasolio prevista per oggi, Giorgia Meloni ha convocato i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il risultato è che oggi si terrà un nuovo Consiglio dei ministri, che prorogherà per alcuni giorni le misure già in vigore e che si sono rivelate, peraltro, inutili. Quella in scadenza – hanno spiegato fonti di Palazzo Chigi -non sarà la misura definitiva, ma servirà a consentire di mettere a punto un provvedimento “con una misura maggiormente concentrata sulle fasce di reddito che hanno più bisogno del sostegno dello Stato, rendendo così l’intervento più efficace e selettivo”.

“No a sconti mirati, bonus o social card riservati solo ad alcune fasce di reddito: qualsiasi nuova misura del governo contro il caro-carburanti deve riguardare tutti gli automobilisti”, ha avvertito il Codacons. La via per reperire maggiori risorse, a detta di opposizioni e consumatori, rimane quella di tassare gli extraprofitti. Ma il governo non ci sente.

La farsa del governo sulla tassa alle compagnie petrolifere

Il giorno prima Bruxelles aveva rinviato l’iniziativa alle capitali, libere di intervenire con gli strumenti nazionali nel rispetto delle regole comuni. Una linea che ha gelato la richiesta sottoscritta da Roma e Berlino, assieme ad altri quattro partner, per una proposta comune di tassazione a livello europeo. Ieri Palazzo Chigi ha spiegato che “un’azione limitata al solo perimetro di un singolo Paese rischia di produrre evidenti asimmetrie di mercato. Se la misura venisse applicata esclusivamente a livello nazionale, si finirebbe per penalizzare l’operatore energetico di Stato (e le imprese nazionali del settore energetico che operano principalmente sul mercato interno), ponendole in una situazione di svantaggio rispetto ai concorrenti internazionali che operano negli Stati membri limitrofi, privi di analoghi prelievi”.

L’utopia dell’accordo tra i 27 Stati membri

“Un intervento coordinato a livello europeo – è stata la conclusione – è l’unico strumento in grado di garantire equità e neutralità competitiva”. Ma sperare nell’unanimità dei 27 Stati membri sulla questione è un’utopia e questo il governo lo sa. Dunque l’idea di tassare gli extraprofitti rimane una bandierina scolorita sventolata solo dalla Lega. Tajani, leader di Forza Italia, tallonato a vista da Marina Berlusconi, è tornato a ribadire il limite invalicabile di Forza Italia: l’extraprofitto “non esiste in diritto” e la tassa resta fuori dal perimetro azzurro. Porta aperta, invece, a un eventuale contributo concordato con i petrolieri. Stessa linea che Forza Italia tiene sulle banche.

Il centrodestra non parla con una voce sola

La verità è che preso atto che sul prelievo nazionale il centrodestra non parla con una voce sola, tra il sostegno della Lega di Salvini e il muro di Tajani, Meloni ha riposto l’ipotesi nel cassetto. Gli extraprofitti, ha spiegato ancora Tajani, sono un concetto “caro alla sinistra”, figlio di una cultura “anti-industriale, anti-impresa, contro il mercato”. Una posizione diametralmente opposta a quella del Carroccio. “Banche, assicurazioni, energetici e petroliferi stanno guadagnando. Mi fa piacere, sia chiaro, non sono per l’esproprio proletario, ma in un momento come questo occorre chiedere un contributo a chi può darlo”, ha ripetuto invece Salvini. Il risultato è che non se ne farà nulla e poco importa se le risorse in cassa scarseggiano per permettere al governo una strategia che interrompa finalmente la galoppata dei prezzi ai distributori per chi si mette al volante.