L'Editoriale

Il governo ha deciso: deciderà domani, anche sulle accise

Il governo ha deciso: deciderà domani, anche sulle accise

Il governo ha una sola certezza, quest’estate: decidere domani. Ieri Giorgia Meloni (FdI) ha convocato in videocollegamento Antonio Tajani (FI), Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti (Lega), Maurizio Lupi (Noi Moderati) per prorogare, ancora, lo sconto sul diesel: 17,1 centesimi al litro, in scadenza oggi, che il Consiglio dei ministri convocato per le 18 allungherà di qualche altro giorno. È la terza proroga da quando, il 4 agosto, un decreto fissava il termine al 24: poi un decreto interministeriale Mef-Ambiente lo ha spinto al 26, e ora si ricomincia daccapo. È un cerotto che si stacca ogni due settimane, anzi una garza già sporca che si rimette lo stesso, senza cambiarla.

Dal 18 marzo il governo ha bruciato circa 2,3 miliardi per finanziare uno sconto che presto diventerà selettivo solo per i redditi bassi: fra qualche settimana ammetteranno anche loro che lo sconto premia pure chi va in Ferrari. Intanto l’Italia resta settima nell’Unione europea per il caro-carburanti e sesta per il peso delle accise: 51,9% del prezzo secondo la Commissione europea. Il primato che inseguono coi tagli è lo stesso che le loro accise costruiscono ogni giorno. Le stesse accise che incautamente maneggiano quando devono incassare voti, sempre quelle.

Sul tavolo, apposta lasciata a prendere polvere, c’è la tassa sugli extraprofitti delle petrolifere. Il 22 agosto l’Italia ha scritto insieme a Germania, Austria, Polonia, Spagna e Portogallo alla presidenza irlandese del Consiglio Ue, e Bruxelles ha risposto come sempre: decidano gli Stati membri da soli. Non è la prima lettera. Il governo la chiama un rilancio. Il resto d’Europa intanto si è mosso da solo: la Spagna ha tagliato l’Iva dal 21 al 10%, la Francia ha scelto i controlli alla pompa. L’Italia scrive lettere alla presidenza di turno.

Il problema vero però la mini-proroga non lo nasconde: si vota nell’ottobre 2027, forse prima, con le casse già impegnate per 36 miliardi fra energia e difesa e l’inflazione che secondo l’Istat a luglio correva ancora al 2,9%, mentre Fratelli d’Italia scivola sotto il 27% e cresce Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, già al 7%, che di scontento ci campa. È il governo del trascinamento: si trascinano sapendo da chi scappare ma senza idea di dove andare. Per questo servirebbe un vero coup de théâtre: fare politica, governare, sul serio. Ma questo no, questo è troppo, anche per loro.