“Generatori o missili”? È la domanda (ancora senza risposta) che da giorni circola tra i corridoi di Palazzo Chigi e i banchi dell’opposizione. Per tutta l’estate il governo guidato da Giorgia Meloni ha tenuto ferma una versione rassicurante e prettamente umanitaria: dall’Italia verso l’Ucraina partono soltanto generatori elettrici, utili a tenere in piedi ospedali, scuole e reti dell’energia.
Una linea destinata a raddrizzare l’immagine del Paese davanti a un’opinione pubblica divisa e mirata a non rischiare scossoni nei sondaggi. Tuttavia, pochi giorni fa, a ridosso delle riunioni internazionali, la realtà ha smentito la tesi ufficiale.
Prima l’Ansa, poi Repubblica, hanno infatti svelato che nel prossimo “13° Decreto Aiuti“, atteso entro l’autunno, non ci sono solo i motori a gasolio per l’inverno. Nel pacchetto, protetto dal segreto militare, si trova una fornitura pesante a favore di Volodymyr Zelensky: armi, sistemi di contraerea avanzati e missili per coprire le città dalle bombe russe.
Aiuti all’Ucraina: la trappola politica di Salvini e Vannacci
I motivi della riservatezza non dipendono da ragioni di strategia militare, ma da meri calcoli politici ed elettorali interni alla maggioranza. La premier si trova stretta tra due esigenze opposte. Fuori dai confini nazionali deve confermare l’alleanza e gli impegni presi con la Nato; dentro i confini, invece, non può ammettere pubblicamente l’invio di nuovi armamenti. Farlo significherebbe dare argomenti a Matteo Salvini, da sempre critico sull’appoggio militare a Kiev, e soprattutto al generale Roberto Vannacci, che infatti ieri è passato all’attacco (“Davanti alle telecamere parlano di generatori elettrici. Dietro le porte chiuse, batterie Samp-T, missili Aster e radar. Generatori nei comunicati. Armi nei decreti. Silenzio per gli italiani”).
Chiamati a chiarire la contraddizione sui “soli generatori”, i ministri non hanno smentito le notizie. Prima il titolare degli Esteri, Antonio Tajani, e poi il capo della Difesa, Guido Crosetto, sono intervenuti pubblicamente senza negare la presenza delle armi. Si sono limitati a ricordare le procedure correnti, confermando che le forniture seguono l’iter abituale.
Crosetto “L’iter del 13° pacchetto sarà uguale a quelli precedenti”
“Quando la Difesa e le altre amministrazioni riescono a mettere insieme un ‘pacchetto’ di aiuti”, ha spiegato Crosetto in una nota, “preparano un decreto, chiedono al presidente del Copasir di poterlo illustrare ai suoi membri, lo illustrano e solo espletati tutti questi passaggi tale decreto viene adottato”.
Il ministro ha quindi ricordato che l’iter “mette in condizione tutti i membri del Copasir (dove siedono esponenti di maggioranza come di opposizione) di esserne in piena e totale conoscenza e averne totale contezza”. “Questo è stato, sempre (ribadisco: “sempre”) il percorso definito e seguito da ogni Governo fino ad oggi”, si legge ancora nella nota, “In piena e assoluta trasparenza, come è giusto che sia, e solo dopo la piena e regolare autorizzazione parlamentare (preventiva), ad ogni inizio anno. Sarà così anche questa volta”.
Infine Crosetto ha sottolineato come “la disponibilità offerta, con francesi e inglesi, di fornire all’Ucraina la tecnologia per costruirsi, da soli, una difesa aerea, non è una novità ed è stata una scelta di buonsenso”.
Lo scudo italo-francese ci costerà 4 miliardi (a debito)
Già, ma quanto costerà la nuova iniezione di armi? L’operazione dovrebbe sfiorare i tre miliardi e sarà finanziata con i prestiti dell’Unione Europea attraverso l’Ukraine Support Loan. L’Italia preleverà dai propri magazzini una nuova quota di intercettori Aster 30 per girarli a Kiev, anche se le scorte nazionali sono già ridotte al minimo.
La parte principale dell’accordo stretto a luglio tra Meloni e Macron prevede però la fornitura di quattro batterie antimissile Samp-T di nuova generazione (NG). Insieme ai lanciatori, l’industria italiana farà la sua parte con i radar Kronos costruiti da Leonardo. Roma e Parigi daranno inoltre il via libera formale alla produzione dei missili Aster e alla costruzione in comune di droni direttamente in territorio ucraino, per rendere il paese autosufficiente entro il 2027.
Nel decreto c’è spazio anche per il sistema “Grifo” della Difesa italiana, che utilizza i nuovi missili Camm-Er per intercettare droni kamikaze, missili da crociera e armi anti-radar a corta portata.