L'Editoriale

Un pieno da 1,8 miliardi

Un pieno da 1,8 miliardi

Quindi ieri è arrivata a Bruxelles una lettera partita da Roma: l’Italia chiede 8,9 miliardi di prestiti del Safe, il fondo europeo per gli acquisti militari, sui 14,9 prenotati e tenuti in sospeso un anno fra tremolanti annunci e sbiadite smentite. Lo stesso giorno, mentre a Roma si contavano i miliardi, sull’A22 del Brennero il Codacons rilevava una pompa che vendeva il gasolio servito a 3,159 euro al litro. Supreme, si chiama, supreme anche nel prezzo.

Un caso isolato, certo, perché la media nazionale del self sta a 2,137: solo che il termometro segna fin lì e la febbre ce l’abbiamo tutti. L’ultimo rapporto dell’Istat conta quasi undici milioni di persone a rischio di povertà, il 18,6 per cento, 5,7 milioni in povertà assoluta e 5,4 milioni che dichiarano di non potersi permettere un pasto proteico ogni due giorni, mentre la povertà energetica è salita dal 7,7 al 9,1 per cento fra il 2022 e il 2024. Il pieno di luglio e agosto è costato 1,8 miliardi più dell’anno scorso, calcola Confesercenti. Nove miliardi di debito per le armi invece si trovano con uno schiocco di dita.

Del resto dentro la maggioranza ormai si litiga su tutto e su tutto si rinvia. Sempre ieri, al Meeting di Rimini, il vicepremier Antonio Tajani ha bocciato la tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere: «Quando sento la parola tasse mi viene l’orticaria», e comunque quella parola lì a lui sa di Unione Sovietica, povero ragazzotto ipersensibile. La Lega, che una tassa la vorrebbe eccome ma sulle banche, ha risposto entro sera, mentre il senatore Claudio Borghi il Safe lo chiama “il Pnrr del razzo” da un anno. Anzi si rinvia pure il rinvio: lo sconto sull’accisa del gasolio è stato prorogato di due giorni il 23 agosto e di nuovo col decreto portato ieri sera in Consiglio dei ministri, in attesa di quell’intervento strutturale che prima o poi arriverà.

I conti veri li ha fatti Transport & Environment: dallo scoppio della guerra in Iran le compagnie ricavano 46 centesimi in più su ogni litro di gasolio, mentre lo Stato dall’accisa ne toglie 17,1. Insomma, il margine ai petrolieri e a noi le briciole, per giunta pagate con soldi nostri. E questi sulle briciole litigano.

Agli sgoccioli ci sono loro, si vede a occhio nudo. Il guaio è che il serbatoio è uno solo e agli sgoccioli ci sono anche gli italiani.