La Sveglia

Aggressioni in Cisgiordania, l’unico sanzionato è un attivista britannico

L’elenco dei provvedimenti presi dalle autorità israeliane dopo il fine settimana di violenze in Cisgiordania contiene un nome solo, e appartiene a un aggredito: sabato 29 agosto, a Umm al-Kheir, nel Masafer Yatta, coloni armati hanno preso l’attivista britannico Finn Joughin, arrivato per proteggere il villaggio, lo hanno rinchiuso in un capanno e consegnato alla polizia, che lo ha arrestato per sospetto atto osceno su un minore. Domenica la polizia ha ritirato la richiesta di proroga e disposto l’espulsione immediata, e l’avvocata Inbar Shaked Vardi ha detto a Haaretz che gli aggressori non risultano interrogati.

Lo stesso sabato, a Qusra, decine di coloni hanno occupato una casa in costruzione con la famiglia dentro, e a Jalud coloni a volto coperto hanno colpito con bastoni Aida Ahmed Abdullah, 51 anni, e la troupe di Nbc News che la intervistava sulla casa da cui era stata cacciata. In serata è arrivata la condanna. Benjamin Netanyahu ha rotto settimane di silenzio e chiesto l’arresto dei responsabili. Lunedì 31 agosto il Times of Israel scriveva che nessun arresto era stato effettuato, benché nei video compaiano volti riconoscibili.

La scheda dati di Yesh Din del dicembre 2025 misura la costante: dei 1.701 fascicoli aperti dalla polizia israeliana dal 2005 per reati ideologici di israeliani contro palestinesi in Cisgiordania, il 93,6 per cento si è chiuso senza incriminazione, il 3 per cento con una condanna. In 16 delle quasi trenta aggressioni di massa censite dal 2023 c’erano soldati o agenti. Nella dichiarazione di sabato Netanyahu elenca chi la violenza danneggia: “La comunità ebraica rispettosa della legge”, l’esercito nelle sue missioni, “la posizione di Israele nel mondo”. La famiglia rimasta dentro casa a Qusra mentre i coloni salivano sul balcone da quell’elenco manca.