Altri quindici giorni. Allo scadere del provvedimento in vigore dal primo agosto, il governo italiano ha comunicato ieri all’Unione europea la decisione di prorogare la sospensione dell’accordo di Schengen con la Spagna, giustificandola con il “permanere degli elementi di valutazione” legati alla crisi di Ceuta.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di una misura “motivata” e “non particolarmente invasiva”, lasciando intendere che tra due settimane potrebbe essere archiviata, e ha avuto con l’omologo spagnolo Fernando Grande-Marlaska un “costruttivo confronto” telefonico.
Parole concilianti, che però non hanno impedito a Madrid di rispondere colpo su colpo: il ministero dell’Interno spagnolo ha prorogato a sua volta per altri quindici giorni i controlli sui passeggeri provenienti dall’Italia, misure che scatteranno dall’8 settembre fino al 21-22 dello stesso mese. Un’escalation di reciprocità che, a un mese esatto dai fatti di Ceuta, dimostra come la crisi diplomatica tra i due Paesi sia tutt’altro che rientrata.
Numeri minuscoli: su 500mila controlli, solo 31 respingimenti
I numeri, però, raccontano una realtà molto diversa da quella evocata dal governo per giustificare la misura. Secondo fonti del Viminale, dal primo al 31 agosto sono state controllate quasi 500mila persone attraverso la consultazione delle liste passeggeri, oltre 180mila quelle identificate provenienti dalla Spagna. Il risultato di un mese di controlli straordinari? 31 provvedimenti di respingimento alla frontiera, di cui appena 8 nei confronti di cittadini marocchini, e 6 arresti. Un rapporto che parla da solo: mezzo milione di controlli per trentuno respingimenti, un dato che rende difficile sostenere che si sia davvero di fronte a un’emergenza sicurezza di proporzioni tali da giustificare la sospensione di uno dei pilastri della libera circolazione europea.
E Sanchez punta il dito contro Russia e Israele
A rendere ancora più delicato il quadro sono le parole pronunciate ieri mattina, prima ancora che l’Italia annunciasse la proroga, dal premier spagnolo Pedro Sánchez. Il leader socialista è stato durissimo, accusando reti social legate “sia alla Russia sia a Israele” e una “internazionale dell’ultradestra” di aver amplificato voci e disinformazione dopo i fatti del 30 e 31 luglio a Ceuta.
Secondo Sánchez, queste forze utilizzano la questione migratoria “non soltanto per attaccare la Spagna, ma anche per attaccare l’Europa e dividerla“: un’accusa che, pur non nominando direttamente Roma, si inserisce in un contesto in cui la sospensione italiana di Schengen viene letta a Madrid come parte di una più ampia strategia di destabilizzazione a fini politici.
Baldino: “Un esecutivo di incapaci”
Le opposizioni italiane non usano mezzi termini nel commentare la nuova proroga. La vicepresidente M5S Vittoria Baldino parla di “un esecutivo di incapaci” che “ha fatto solo danni sull’immigrazione”, ricordando anche lo spreco di risorse sui centri in Albania e sostenendo che con Meloni “l’Italia sta diventando lo zimbello d’Europa”.
Il senatore M5S Pietro Lorefice rincara la dose parlando apertamente di “boomerang annunciato”: “Lo avevamo detto un mese fa: sospendere Schengen con la Spagna rischiava di ritorcersi contro l’Italia. È successo”. Per Lorefice, Italia e Spagna, entrambi Paesi di primo approdo, dovrebbero fare fronte comune in Europa “non alzare frontiere l’una contro l’altra”. Il segretario di +Europa Riccardo Magi definisce la scelta “semplicemente ridicola”, utile “più alla propaganda nazionalista di Meloni che a una effettiva esigenza di sicurezza”, annunciando che chiamerà la premier a risponderne in Parlamento.
Da Avs, Angelo Bonelli accusa la premier di fare “propaganda per fini elettorali, raccontando tante bugie”, mentre non si occupa “dei problemi degli italiani, a partire dagli stipendi bassi e dalla crisi climatica”. Ancora più tranchant Nicola Fratoianni, che parla di “un governo ridicolo che gli italiani non si meritano”.