Fondazione Meyer, Carrai non verrà riconfermato alla presidenza

Carrai non verrà riconfermato presidente della Fondazione Meyer. Giani gli dà il benservito. Lui: attaccato perché console di Israele

Fondazione Meyer, Carrai non verrà riconfermato alla presidenza

Marco Carrai, arrivato al termine del suo incarico triennale alla presidenza della Fondazione Meyer, si presenta in conferenza stampa accanto al governatore toscano Eugenio Giani e si toglie diversi sassolini dalle scarpe. Carrai infatti non verrà riconfermato. Giani spiega che ci sarà un altro consiglio, un altro presidente per la Fondazione “ma guai a parlare di rimozione, perché l’apprezzamento per il mandato di Carrai è un apprezzamento pieno” e “mi sento di poter esprimere responsabilmente parole giuste per gratificare l’impegno, la passione e la capacità che Carrai ha messo”.

Fondazione Meyer, Carrai non verrà riconfermato alla presidenza

E ancora: “Quando io leggo, magari su qualche giornale, la parola rimozione – ha osservato Giani – dico ma rimozione di cosa? Semplicemente vediamo il terminare di un periodo, il periodo del mandato. Quindi è anche fisiologico, e prendo la mia responsabilità”. Giani si è detto convinto infatti che per gli incarichi di questa natura ci debba essere una circolarità, e questo è “un metodo che finché io sono presidente della Regione ritengo che sia opportuno nelle istituzioni di questa natura, ovvero istituzioni che non sono deputate a gestire ma a raccogliere fondi e a valorizzare con questo il profilo di un’istituzione importante, radicata a Firenze e in Toscana, come il Meyer. Oggi questa rotazione di incarichi avviene per Marco Carrai, domani avverrà per chi viene dopo di lui”.

La versione di Carrai

Carrai dà una versione molto più amara della sua fine corsa. “C’è un limite alla politica, c’è un limite all’ambizione, c’è un limite oltre il quale l’avversario non può diventare il nemico. Quel limite serve a proteggere la politica stessa dalle degenerazioni. Nel caso dei miei contestatori politici, quel limite è stato oltrepassato”, ha affermato il renziano di ferro. “Ho accettato la richiesta del governatore Giani – ha spiegato – che con forza mi ha chiesto, quando volevo dimettermi, di rimanere in carica fino alla nomina del mio successore, così da garantire anche la continuità alla Fondazione, ma ritengo che non sia più possibile proseguire in questo clima di tensione non dignitoso per la mia persona e per la mia famiglia che come me sostiene questa causa stando in silenzio”.

Carrai ha accusato di essere stato “brutalmente attaccato” perché “sono da quasi 7 anni console onorario di Israele”, e per questo “da allora sono minacciato ed insultato” come se “io stesso fossi portatore di guerra, di male e di morte”. Per il presidente uscente della Fondazione “le difficoltà maggiori sono state quelle che io e la mia famiglia siamo stati costretti a vivere quasi in un bunker, cioè la mia faccia grondante di sangue, con scritto ‘criminale di guerra’, ‘ricercato’, era su tutti i muri di Firenze e non solo”. Vale la pena ricordare che il Consiglio regionale della Toscana ha approvato lo scorso anno una mozione per interrompere i rapporti e le collaborazioni istituzionali con il governo israeliano.