Report, oggi gli inviati incontrano Corsini. E minacciano: pronti alle dimissioni. Intanto anche Fagnani sarebbe in procinto di lasciare TeleMeloni

Gli inviati pronti all'addio, interni Rai in agitazione. Ranucci: "Non permetteremo la distruzione di Report". E intanto Fagnani...

Report, oggi gli inviati incontrano Corsini. E minacciano: pronti alle dimissioni. Intanto anche Fagnani sarebbe in procinto di lasciare TeleMeloni

Si apre la settimana della verità per Report. Oggi è in programma l’incontro tra i capi-autore del programma e il Direttore Approfondimento Paolo Corsini, un faccia a faccia che si preannuncia teso e che potrebbe segnare il punto di non ritorno nella vicenda che da settimane scuote il servizio pubblico. La redazione, che ha già annunciato lo stato di agitazione, non è disposta ad accettare la conduzione imposta dall’azienda con la coppia Giulia Presutti-Daniele Piervincenzi, e si presenterà all’incontro per ribadire la propria disponibilità a lasciare in blocco il programma se la Rai non farà marcia indietro.

Anche gli interni in stato di agitazione

A rafforzare la mobilitazione interna è arrivata anche la presa di posizione dei giornalisti interni della redazione, che in un comunicato definiscono “arbitraria” e “non ancora motivata” la decisione dell’azienda di sostituire Sigfrido Ranucci, sostenendo integralmente le rivendicazioni del gruppo degli inviati.

Report non può esistere senza i suoi inviati e senza la sua redazione, produzione, filmaker e montatori”, scrivono i cronisti, denunciando il metodo usato dai vertici, che hanno annunciato i nuovi conduttori “alle agenzie di stampa prima che alla squadra”. L’assemblea ha quindi proclamato lo stato di agitazione, riservandosi ulteriori iniziative di lotta, sciopero compreso.

Ranucci: “Non permetteremo la distruzione di Report”

Lo stesso Ranucci, commentando la mobilitazione della redazione, ha affidato a Facebook un messaggio di sfida: “Non permetteremo la distruzione di Report. È significativo che i conduttori imposti dall’azienda siano oggi difesi dai giornali di destra che hanno in questi due mesi sollecitato la sospensione delle repliche di Report e la mia sostituzione“.

Inoltre, a rinfocolare le polemiche, anche la notizia data da Domani, secondo il quale nel 2025 Piervincenzi avrebbe aperto una società, ottenendo dal Cnel presieduto da Renato Brunetta, due affidamenti diretti da circa 24 mila euro l’uno. “Nessun conflitto d’interesse”, la replica del giornalista, che aggiunge: “Prima Ranucci mi compra un’inchiesta sul Congo e poi dice che sono un mediocre. Certo, capisco la situazione psicologica in cui si trova adesso e mi dispiace”.

Dal canto suo, l’ex conduttore ha rivelato che ci sarebbero “imprenditori pronti a finanziare la battaglia per la libertà di stampa e aiutare i colleghi esterni con centinaia di migliaia di euro”, lasciando intendere che, in caso di rottura definitiva con la Rai, la squadra di Report potrebbe trovare comunque i mezzi per proseguire il proprio lavoro fuori dal servizio pubblico.

Nello scontro legale, Ranucci ha in mano buone carte

Sul piano legale, la partita si gioca ora su un terreno diverso e potenzialmente decisivo. L’avvocato di Ranucci si è opposto formalmente allo spostamento del giornalista, intimando alla Rai di motivare puntualmente, entro sette giorni, la sanzione disciplinare che di fatto ha portato alla sostituzione.

Il punto giuridico è tutt’altro che marginale: perché la sanzione possa reggere, l’azienda dovrebbe dimostrare che Valter Lavitola abbia in qualche modo influito sulle inchieste di Report, condizionandone il lavoro o l’indipendenza editoriale. Un’eventualità che, ad oggi, l’inchiesta penale sull’attentato di Pomezia ha escluso: le carte finora emerse, comprese quelle relative alla confessione dello stesso Lavitola, non hanno fatto emergere alcun elemento che colleghi il mandante dell’attentato alle inchieste del programma o a un presunto condizionamento di Ranucci.

E poiché un’indagine penale ha per definizione un grado di accertamento superiore a qualunque audit interno o verifica amministrativa condotta dalla Rai, l’assenza di riscontri giudiziari rende oggettivamente difficile per l’azienda costruire una motivazione solida. Sulla carta, insomma, le probabilità che Ranucci riesca a far valere le proprie ragioni appaiono tutt’altro che remote.

Sullo sfondo di questo scontro, arriva anche la voce della senatrice M5S Barbara Floridia, già presidente della commissione di Vigilanza Rai, che rilancia l’allarme sul futuro del programma: “Il rischio concreto è che Report non riesca ad andare in onda il prossimo 8 novembre”. Floridia definisce quanto accaduto “un’operazione criminale di killeraggio politico e mediatico” e si dice colpita dalla compattezza della redazione.

Intanto su TeleMeloni esplode anche la bomba Fagnani

Ma la crisi che attraversa Viale Mazzini non si esaurisce nel caso Ranucci. In queste ore rimbalzano insistenti le indiscrezioni (by Dagospia) su un possibile addio di Francesca Fagnani, conduttrice di Belve. Motivo: “La fine del rapporto di fiducia della giornalista con l’azienda”.

La notizia, se confermata, rappresenterebbe un colpo durissimo per l’azienda. Sul punto interviene il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro, che descrive un quadro di gestione aziendale al collasso: “I vertici di TeleMeloni sono incapaci nel guidare una grande azienda di intrattenimento, informazione e servizio pubblico perché più attenti ai voleri della politica che al prodotto e ai telespettatori”.

Per De Cristofaro, a pochi giorni dall’avvio dei palinsesti della nuova stagione, “due trasmissioni come Report e Belve, con ottimi ascolti e molto apprezzate dal pubblico, rischiano di non andare in onda”, un esito che definisce “un danno non solo economico per il servizio pubblico e una riduzione dell’offerta a tutto vantaggio dei competitor privati”.