Comincia con un delirio propagandistico su Truth Social l’ultima escalation tra Washington e Teheran. “L’Iran è ufficialmente uno Stato fallito. È MORTO!”, scrive Donald Trump, elencando un’Iran senza marina, senza aeronautica, senza valuta, incapace di pagare “i propri soldati né la polizia”, con un’inflazione al 300% e una leadership “nel caos più totale”. Il presidente Usa arriva ad accusare Teheran di aver ucciso “oltre 100.000” manifestanti, invocando processi “per crimini di guerra contro l’umanità”. Non contento, ha anche pubblicato un video generato con l’IA che mostra la distruzione dell’isola di Kharg, principale hub per le esportazioni petrolifere iraniane: “Kharg Island ridotta in mille pezzi!”, scrive, nonostante non vi sia alcuna prova che l’isola sia stata realmente colpita.
Il conflitto riparte in scala più ampia
Dietro la propaganda, il conflitto si è però riacceso concretamente, e questa volta con un salto di scala. Dopo il raid statunitense di domenica notte contro l’isola iraniana di Larak, nello Stretto di Hormuz – due morti secondo fonti di Teheran – l’Iran ha risposto colpendo direttamente obiettivi militari americani nella regione, aprendo la prima vera nuova escalation dopo un mese di relativa calma sul fronte degli attacchi diretti.
I Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato il lancio di missili balistici contro due basi aeree statunitensi in Giordania, sostenendo di aver causato “gravi danni”. L’esercito giordano ha confermato di aver intercettato otto missili, senza specificarne la provenienza. Parallelamente, gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di aver “affrontato una minaccia con droni” proveniente dall’Iran nelle proprie acque territoriali, dopo che Teheran aveva annunciato di aver preso di mira personale militare statunitense in una base aerea locale e di aver abbattuto un drone Usa sullo stretto.
Per i Pasdaran, gli attacchi contro la Giordania rappresentano “una risposta all’aggressione aerea sionista-americana”, mentre il ministero degli Esteri iraniano ha condannato il raid su Larak bollando la reazione come “legittima difesa“. Il Comando centrale statunitense, dal canto suo, ha ribadito che l’attacco all’isola mirava a impedire all’Iran di posizionare nuove mine nello Stretto di Hormuz, pochi giorni dopo aver annunciato di aver completato la bonifica dello stesso tratto di mare.
Non si sparava dal 29 luglio
Si tratta del primo scambio di fuoco diretto dal 29 luglio scorso, quando Washington aveva colpito in risposta a “un tentativo di attacco a sorpresa” contro le proprie forze nella regione. Prima ancora, a inizio luglio, il Centcom aveva bombardato l’Iran per 13 notti consecutive, ricevendo in cambio attacchi iraniani contro installazioni e alleati statunitensi in Kuwait, Oman, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Il nuovo round di violenza arriva in un momento in cui l’amministrazione Trump sembrava aver spostato il baricentro della propria strategia dalla dimensione militare a quella della “guerra economica” attraverso le sanzioni.
Dopo l’attacco in Giordania, Trump: “Li colpiremo duramente”
Trump non usa mezzi termini nel promettere ritorsioni. In un’intervista a Fox News, il presidente ha annunciato che gli Stati Uniti “li colpiremo duramente”, assicurando che “ci sarà una risposta” agli attacchi giordani. Trump ha inoltre rivelato un dettaglio tecnico sulla notte degli attacchi: le forze americane avrebbero lasciato passare un missile oltre la difesa aerea perché non avrebbe colpito alcun obiettivo sensibile, mentre tutti gli altri sarebbero stati intercettati. Sulla possibilità di tornare al tavolo negoziale, il presidente ha ribadito che i funzionari iraniani “desiderano tanto incontrarsi”, pur ammettendo di non sapere “se si possa contare su un accordo con loro”.
Sul fronte diplomatico, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha cercato di bilanciare fermezza e apertura, dichiarando alla televisione di Stato prima di partire per il Kirghizistan, dove parteciperà al vertice dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai insieme a Vladimir Putin e Xi Jinping: “Non cerchiamo la guerra, ma daremo una risposta decisa agli aggressori”.