Riparte oggi la giostra del centrodestra sulla riforma della legge elettorale, quando scadrà il termine degli emendamenti in commissione Affari Costituzionali al Senato. Ma, nonostante i tecnici della maggioranza siano al lavoro, le idee del centrodestra sulle modifiche da apportare non sono affatto chiare. Al punto che, si osserva sempre nella maggioranza, dopo il termine di martedì, ci sarà ancora un po’ di tempo per fare le valutazioni del caso visto che, dato il congruo numero di proposte di modifica che arriveranno dall’opposizione, è quasi certo che non si arriverà a discuterle in commissione e si ripartirà dall’Aula tra una decina di giorni, senza il relatore, con il termine scaduto ma potendo utilizzare lo strumento delle riformulazioni.
La paura di Vannacci fa novanta alla destra. Spunta il ballottaggio per disinnescarlo
Viene confermata l’intenzione di presentare la proposta di modifica sulle preferenze già annunciata e oggetto di un’intesa nel centrodestra prima della pausa estiva. L’emendamento dovrebbe ricalcare quello bocciato alla Camera con l’alternanza di genere dal secondo nome (e non dal terzo) ma, al momento, senza il 60 a 40 nei capilista ma solo nei 70 nomi dei listini del premio circoscrizionale.
Norma anti-cespugli
Verrebbe inoltre cancellata la misura anti-frammentazione inserita nella discussione alla Camera da Forza Italia, e condivisa anche dalla Lega, che prevede che i voti di quanti sono sotto il 3% (salvo il miglior perdente) non vengano computati ai fini del calcolo della cifra elettorale nazionale e dunque per il premio di maggioranza. Una misura che potrebbe prestarsi a dubbi di costituzionalità e verrebbe dunque tolta. Anche se azzurri e leghisti sono più propensi a mantenerla magari abbassando la soglia dal 3 al 2%.
Il nodo del ballottaggio
Ma le riflessioni e la spaccatura più profonda nella maggioranza si stanno consumando sul ballottaggio: sul punto dovrebbero per ora arrivare emendamenti di singoli senatori e, dunque, per il centrodestra c’è la possibilità di intervenire durante l’esame in Aula, nella speranza che qualche giorno in più serva a Giorgia Meloni per schiarirsi le idee. Tra i fautori del secondo turno il senatore di FdI ed ex presidente del Senato Marcello Pera che presenterà un proprio emendamento. Il ballottaggio incontra il favore di Forza Italia, vede la Lega contraria e Fratelli d’Italia in preda ai dubbi.
E sarà proprio un emendamento di Forza Italia a provare ad accelerare sul doppio turno, fissando una nuova soglia per accedervi: il 40%. Se nessuna forza arriva a superare questa soglia, non c’è ballottaggio e i seggi vengono distribuiti in modo proporzionale. Se invece due forze superano il 40%, accedono al ballottaggio. Ma rimane la contrarietà di Matteo Salvini.
La paura di Vannacci a destra
I sondaggi che danno il partito di Roberto Vannacci in crescita, tra una percentuale che varia dal 7 all’8%, hanno messo paura a Meloni. Il timore è che la coalizione non raggiunga il 42% necessario ad ottenere il premio di maggioranza, stando all’attuale versione della riforma. Da qui l’idea del doppio turno. Forza Italia lo vede con favore, convinta che il ballottaggio tenga fuori poi il generale dalla coalizione. La Lega lo teme perché al primo turno verrebbe dissanguata dal generale.
Fratelli d’Italia sta valutando costi e benefici. Con il ballottaggio verrebbe meno la chiamata al voto utile e verrebbe favorito Vannacci al primo turno, proprio come teme Salvini. Ma col turno unico, senza alleanza con il generale, il rischio di una batosta, stando ai sondaggi, è dietro l’angolo.
Il generale provoca
Le riflessioni sul ballottaggio nella legge elettorale rappresentano “La mossa della paura”, commenta non a caso il generale. “Per mesi – osserva – Vannacci e Futuro Nazionale dovevano essere irrilevanti, una parentesi, uno zero virgola destinato a scomparire. Poi sono arrivati i sondaggi. E improvvisamente cambia tutto. Si parla di ballottaggi, di nuove formule elettorali, di meccanismi capaci di mettere al riparo il centrodestra dal rischio rappresentato da Vannacci”. “Se siamo così irrilevanti – dice in un altro passaggio – perché tanta fretta di cambiare le regole? Se non contiamo nulla, perché costruire un argine?”.