Spazio, dieci miliardi per salvare la ricerca: appello dell’Esa al summit di Parigi. Ma Ursula pensa solo alla guerra ibrida

Resta poco tempo alla Ue per rientrare in gioco nella corsa allo spazio. Servono almeno 10 miliardi di euro. Subito

Spazio, dieci miliardi per salvare la ricerca: appello dell’Esa al summit di Parigi. Ma Ursula pensa solo alla guerra ibrida

Dieci miliardi di euro. Subito. Prendere o lasciare. Non per vincere la corsa alla Luna, non per colonizzare Marte, ma per una ragione molto più prosaica: non scomparire dai radar della geopolitica orbitale.

E’ il grido d’allarme di Josef Aschbacher, Direttore Generale dell’Esa (l’Agenzia Spaziale Europea), che ha aperto l’International Space Summit di Parigi, appena conclusosi nella capitale francese. Senza un’iniezione immediata di capitali per colmare il divario nei sistemi di trasporto e nell’esplorazione, ha spiegato senza mezzi termini Aschbacher, la tanto sbandierata “autonomia strategica” dell’Europa è destinata a rimanere un miraggio.

Oggi il Vecchio Continente è un gigante dai piedi d’argilla. È un cliente subalterno che bussa alle porte dei vettori privati americani – con la SpaceX di Elon Musk a fare il bello e il cattivo tempo – mentre la Cina accelera a ritmi insostenibili. La realtà parla di un ritardo strutturale profondo.

E von der Leyen parla solo di sicurezza

Una debolezza che per Bruxelles si riverbera immediatamente non tanto sul fronte della ricerca, ma su quello della sicurezza, come ha ricordato a stretto giro Ursula von der Leyen. Per la Presidente della Commissione Ue lo spazio non è più un laboratorio scientifico per scienziati coraggiosi, ma il nuovo fronte della guerra ibrida globale. I dossier sul tavolo della von der Leyen descrivono minacce asimmetriche e concrete da parte della Russia contro le infrastrutture orbitali europee. Satelliti civili e militari, reti di comunicazione e sistemi bancari sono costantemente nel mirino. Proteggerli è un imperativo di sopravvivenza, secondo von der Leyen.

In questo scenario di trincea si inserisce l’attivismo della Francia. Emmanuel Macron ha voluto a tutti i costi questo summit domestico, sfruttando la cornice imperiale del Grand Palais per intestarsi la regia politica della riscossa tecnologica europea. Una postura diplomatica muscolare che, come spesso capita a Parigi, serve anche a mascherare le difficoltà interne e a blindare la leadership della propria industria aerospaziale.

E l’Italia? Il ministro Adolfo Urso ha provato a giocare di sponda, portando a casa due (piccoli) accordi bilaterali strategici nel settore del “New Space” (le intese delle nostre Aiko e Leaf Space con i partner francesi Sopra Steria e Cailabs). Un segnale che dimostra come il tessuto delle nostre startup sia vitale e competitivo. Ma le eccellenze dei singoli non possono coprire l’assenza di una visione macroeconomica sia del governo italiano, che dell’Unione europea.