Smacco della Camera degli Stati Uniti a Donald Trump. Mentre il tycoon continua a colpire l’Iran con raid limitati e a ripetere che la guerra è vicina all’epilogo, a Washington cresce il dissenso. La Camera degli Stati Uniti, è bene ricordarlo, è a maggioranza repubblicana e ha approvato, con 220 voti a favore e 204 contrari, un provvedimento che ordina al presidente Donald Trump di porre fine alle ostilità con l’Iran, salvo alcune eccezioni legate alla difesa delle forze statunitensi e alleate.
Il provvedimento lascia comunque a Trump la possibilità di proseguire le operazioni militari, ma solo nel caso in cui il Congresso autorizzi formalmente la prosecuzione delle ostilità. A quel punto, Camera e Senato dovrebbero esprimersi e l’okay a continuare la guerra non sarebbe affatto scontato.
Qualcuno potrebbe far notare che questa è la terza volta che la Camera approva una misura per limitare i poteri di Trump sulla guerra in Iran e che, quindi, non ci sarebbero grandi novità. Resta però un dato politico significativo: questa volta sono stati sette i deputati repubblicani a votare insieme ai democratici, un numero superiore rispetto ai precedenti tentativi.
Trump, schiaffo dalla Camera degli Usa: con il contributo decisivo di 7 deputati repubblicani arriva il via libera al provvedimento che ordina lo stop della guerra in Iran
Tra l’altro, la risoluzione arriva a poche settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, in un momento nel quale la guerra in Iran è diventata uno dei temi politicamente più delicati per l’amministrazione Trump. La tempistica del voto rende quindi il provvedimento particolarmente rilevante, al punto che diversi opinionisti affermano che questa votazione è un messaggio politico indirizzato al tycoon.
Quel che è certo è che ora il provvedimento dovrebbe passare al vaglio del Senato, ma non è chiaro se ciò avverrà prima di novembre e, quindi, prima delle elezioni di midterm. La Camera e il Senato hanno davanti una finestra legislativa limitata prima del voto di novembre e non è ancora chiaro se il Senato deciderà di esaminare la misura.
Del resto, anche a luglio la Camera aveva approvato una risoluzione analoga, con 214 voti favorevoli e 208 contrari, mentre il Senato aveva bloccato poche ore dopo una misura simile con un voto procedurale di 49-47.