L’industria non riparte: ripresa fragile e il peggio deve ancora venire

L'indagine di Federmeccanica fotografa una situazione molto complicata per l'industria in Italia: la ripresa non c'è.

L’industria non riparte: ripresa fragile e il peggio deve ancora venire

L’industria italiana non riesce a ripartire. Il giudizio impietoso è quello che emerge dall’indagine congiunturale di Federmeccanica sul settore metalmeccanico e meccatronico nel nostro Paese. “La produzione industriale resta fragile e i segnali di ripresa risultano ancora discontinui: il tono più vigoroso di inizio trimestre si è poi ridimensionato fino alla frenata di giugno”, sottolinea l’indagine. Una “debolezza”, quella della nostra industria, che “emerge chiaramente dagli ultimi dati: nel secondo trimestre la produzione è aumentata leggermente sia in termini congiunturali (+0,4%) sia in termini tendenziali (+0,5%)”.

L’industria resta fragile e il peggio deve ancora venire

Incidono, inevitabilmente, le tensioni geopolitiche così come la conseguente volatilità dei costi energetici dovuta al conflitto in Iran. Anche le aspettative per il futuro, da parte delle imprese coinvolte nel sondaggio, non sono per nulla positive. Anzi, la rilevazione indica “attese all’insegna di un peggioramento”: nei prossimi mesi si prevede ancora “un calo dell’attività produttiva e un ridimensionamento dell’occupazione”. Tanto che ben il 23% delle imprese intervistate comunica di aver “attivato procedure per crisi o ristrutturazione aziendale”.

Diverso, invece, il discorso per l’Ue: nell’Unione, infatti, nel secondo trimestre c’è stata un’inversione di tendenza dopo il ribasso dei primi tre mesi, con l’attività produttiva cresciuta dell’1,3% su base congiunturale nel manifatturiero e dell’1,6% nel metalmeccanico. Un lieve recupero si registra anche in Germania (+0,3%) mentre va molto meglio in Spagna (+3,3%). Il dato italiano è invece molto vicino a quello francese. Come sottolineato da Alessia Miotto, vicepresidente di Federmeccanica, “la nostra industria è in pericolo e con essa lo è il futuro del Paese”. Un messaggio chiaro, che il governo dovrebbe affrettarsi a cogliere.