Centotrentasei pazienti e accompagnatori, secondo il ministero della Salute di Gaza, avevano ricevuto l’autorizzazione ufficiale a lasciare Gaza per curarsi in Egitto. Giovedì, scrive il ministero, le autorità israeliane li hanno ridotti a 72 e poi, con il trasferimento già cominciato e nonostante le obiezioni del ministero, hanno chiesto il respingimento di altri 11, così che alla fine gli autorizzati sono rimasti 61. Il ministero ha risposto facendo partire soltanto i malati critici in ambulanza e riportando indietro tutti gli altri, in quella che definisce una “protesta collettiva”. Prima dell’ottobre 2023, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), uscivano dalla Striscia fra 50 e 100 pazienti al giorno.
A Erice il presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) Massimo Di Maio ha citato una stima di 5.000 malati di cancro in attesa del permesso di uscire da Rafah, e ha riferito che secondo i medici di Gaza muoiono a un ritmo da due a tre volte superiore a prima dell’ottobre 2023, in una Striscia dove l’unica struttura specializzata, l’ospedale turco-palestinese, è stata distrutta nel 2025. Fra gli atti di genocidio che la Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha attribuito a Israele il 16 settembre 2025 c’è l’imposizione deliberata di condizioni di vita calcolate per distruggere il gruppo.
Giovedì il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres chiedeva che il piano di pace per Gaza fosse attuato fino in fondo, garantendo aiuti umanitari senza restrizioni, mentre il ministero invocava le intese di Sharm el-Sheikh di ottobre e chiedeva che partissero tutti i pazienti indirizzati alle cure all’estero. Tutti, scrive. Sulla lista di giovedì le autorità israeliane ne hanno autorizzati sessantuno, accompagnatori compresi.