Lo schiaffo dell’Ue all’Italia: “No alla tassa sugli extraprofitti energetici”

L'Ue dice no a una tassa comunitaria sugli extraprofitti delle società energetiche: rigettata la richiesta dei governi italiano e tedesco.

Lo schiaffo dell’Ue all’Italia: “No alla tassa sugli extraprofitti energetici”

Nulla da fare, almeno per ora. L’Ue chiude le porte in faccia all’Italia, ma anche alla Germania e alla Spagna, sulla richiesta di una tassa comunitaria sugli extraprofitti delle società energetiche. Nelle scorse settimane sei governi – italiano, tedesco, austriaco, polacco, portoghese e spagnolo – avevano inviato una lettera alla presidenza di turno irlandese e ai vertici dell’Unione per proporre un intervento comune per fronteggiare il rialzo dei prezzi energetici. La prima opzione è proprio quella di un prelievo sugli extraprofitti delle società del settore.

Ma a margine dell’Eurogruppo, il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha già rigettato la richiesta. L’esecutivo Ue prende tempo spiegando che la materia è “nelle mani degli Stati membri: possono decidere di tassarli. Se necessario, siamo pronti a discuterne e aiutarli” per capire quali misure introdurre. Ma, sottolinea il commissario, “in questa fase non prevediamo una proposta a livello Ue”. I singoli Stati membri possono comunque “procedere con la tassazione” delle imprese a livello nazionale.

Tassa sugli extraprofitti energetici, l’Ue dice no a una misura comunitaria

La chiusura, per ora, è netta, ma c’è chi non perde l’ottimismo. In primis, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: “Credo che il consenso si allargherà”, dice fiducioso. E se questo consenso “diventerà maggioritario, anche la Commissione dovrà agire”, afferma Giorgetti. La posizione è condivisa dal ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, secondo il quale c’è un’aspettativa molto chiara nei confronti della Commissione europea ed è quella che “presenti ora opzioni concrete per una tassa sugli extraprofitti”. Ma il consenso, al di fuori dei sei Paesi che hanno chiesto di introdurre un “meccanismo europeo comune in grado di tutelare il mercato unico” tassando gli extraprofitti energetici, per il momento non decolla.

Tra i principali oppositori c’è la Francia, che con il ministro Roland Lescure si dice sì disponibile a discutere la proposta, ma avanza dei dubbi sulla possibilità di introdurre una misura uguale per tutta l’Ue che non tenga conto delle specificità nazionali. Non un caso che a dirlo sia chi paga di meno l’energia e sia più indipendente sul fronte degli approvvigionamento rispetto a Paesi come Italia e Germania. Non c’è dubbio che il problema energetico sia particolarmente sentito nel nostro Paese, dove peraltro continua la corsa dei prezzi del carburante. Ieri la benzina è salita a 2,149 euro al litro lungo la rete stradale nazionale, crescendo rispetto ai 2,143 euro al litro del giorno precedente, nonostante un ampio calo delle quotazioni del petrolio registrato nelle utlime ore. Molto peggio va sul fronte del gasolio: da ieri è infatti scattata la riduzione del taglio delle accise e così il prezzo del diesel si è impennato a 2,294 euro al litro contro i 2,266 del giorno precedente.